Cinema

The Master (2012) – Elogio alla libertà

—warning! Spoiler!

Scrive Joseph Conrad: “Il mare non è mai stato amico dell’uomo. Semmai complice della sua irrequietezza”.Immagine

Il mare è imprevedibile, indomabile. E’ da sempre il simbolo di quella libertà che l’uomo naturalmente cerca, e Paul Thomas Anderson lo usa come simbolo per quella libertà, non cercata ma indotta dal trauma della guerra, che caratterizza il modus vivendi di Freddie, un reduce della seconda guerra mondiale il quale si divide tra lavori saltuari, risse e sbronze. L’incontro casuale con Lancaster Dodd, sedicente profeta di una “Causa” spirituale e religiosa, lo porta a entrare a far parte della sua setta, a diventarne un membro attivo e a difendere Dodd dagli attacchi di una società che lo esclude.

Il film è la storia di questo rapporto tra maestro e allievo, tra padrone e servo, ma è soprattutto un elogio alla libertà. Anderson, infatti, non ci mostra un prevedibile rapporto di sudditanza tra Freddie e Lancaster Dodd: Freddie non è il Tom Cruise di Scientology che risponde a ogni comandamento della setta comandata dal maestro Ron Hubbard, perchè Freddie è a briglia sciolta, è animalesco, la sua lucida follia gli permette una totale autonomia dal plagio mentale a cui Dodd aspira. Per questo motivo i suoi esperimenti non hanno presa su Freddie, il quale sceglierà poi di lasciare la setta, tranquillamente, senza traumi né da una parte né dall’altra. La setta è, per Freddie, come un passaggio, un momento, un evento che non ha alcun impatto sulla sua persona: se ne accorge Dodd ma soprattutto se ne accorge la moglie Peggy, che non esita a suggerirne l’allontanamento al marito. Per questo motivo parlo di elogio alla libertà: si è liberi se si vive alla giornata, se non si è imbrigliati nel sistema, se si vive “alla Bukowski”, tra sesso e sbronze.

Da parte sua, Dodd è il capo carismatico, affabile, con la risposta sempre pronta. Eppure alcune scene ce lo mostrano nella sua vulnerabilità, nel suo dipendere nell’intimità dalla moglie Peggy, nel suo dover essere sempre sulla difensiva, nel suo dover dare sempre una risposta a chiunque voglia screditare la sua Causa. Come dice durante l’incontro con Freddie, “sono prima di tutto un uomo”. Di conseguenza è vulnerabile, perchè consapevole che i suoi adepti e il suo seguito potrebbero non esserci più il giorno dopo, e che la sua setta potrebbe disintegrarsi rapidamente come un castello di carte.

Il film in generale merita, sia per la caratterizzazione psicologica dei personaggi sia per l’interpretazione degli attori, primo su tutti Joaquin Phoenix, il quale sfodera la sua bravura nella metamorfosi in Freddie, arrivando anche ad alterare la sua fisicità. Philip Seymour Hoffman ci ha già abituati alla sua bravura in performance quali Truman Capote (2005), Onora il padre e la madre (2007) e Il dubbio (2008). Istrionico e imponente, sembra che il ruolo del Maestro sia stato scritto appositamente per lui. La vera rivelazione è Amy Adams: un ruolo non centrale, con poche battute rispetto ai due protagonisti, eppure la Adams riesce a imporre la propria presenza anche solo con gli sguardi di approvazione al marito e di rimprovero a Freddie, tanto da far capire allo spettatore che è lei che conduce il gioco della setta e a tenere le redini del matrimonio nel rapporto con il marito. movies_the_master_still_13

Fra alti e bassi il film regge pienamente per tutti i 137 minuti, sebbene trovo che ci sia una sostanziale differenza tra le due parti del film. La prima parte, la presentazione di Freddie, è un perfetto equilibrio di carrellate e scene che ci mostrano il personaggio nel pieno del suo essere, mentre abbraccia una donna scolpita nella sabbia in riva al mare o mentre dorme abbandonato sul punto più alto della nave. La seconda parte, dall’incontro con Dodd in poi, ha un ritmo veloce e a tratti lento, ma è un’alternanza accettabile da una pellicola del genere. Ottima la colonna sonora, firmata da Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead (e scusate se è poco), che aveva già collaborato con Anderson ne Il petroliere.

In rete ho letto opinioni molto negative: personalmente non sono rimasta delusa, ma credo che un Freddie diverso e più sottomesso avrebbe dato più impatto al film. Il tema della manipolazione mentale è indiscutibilmente affascinante e di conseguenza avrebbe dato più spunti. In generale molto buono, dal punto di vista stilistico e recitativo. Voto 8.

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