Cinema

Anna Karenina – Per un teatro non povero

ImmagineQuando un regista sceglie di adattare un libro per il cinema ha due possibilità: la prima è farsi inconsapevolmente sovrastare dal libro, dal suo contenuto, dal suo significato e dal suo stile, e di conseguenza farne un semplice adattamento privo di ogni pretesa stilistica e senza un minimo riferimento alle atmosfere del libro (un caso italiano, “La solitudine dei numeri primi” di Saverio Costanzo, tratto dall’opera prima di Paolo Giordano). La seconda possibilità è invece quella di leggere il libro, comprenderlo, analizzare le minime sfaccettature di un personaggio e le minime sfaccettature di un altro, la sottigliezza dei rapporti che intercorrono tra loro e, soprattutto, quell’universo costituito da temi, ambientazioni e parole definito “atmosfera” del libro. Se poi il regista è bravo può riuscire a connotare il film con alcuni elementi che nel libro sono presenti ma non direttamente percepibili, perchè il libro è per sua natura subordinato alla carta stampata, elementi che però un lettore attento può ugualmente notare, “sentire”, pur non leggendoli.

Fortunatamente, Joe Wright appartiene alla seconda categoria di registi. Come ha già dimostrato in “Orgoglio e Pregiudizio” (2005) ed “Espiazione” (2007), il segreto per fare un adattamento di successo di un libro è coglierne le atmosfere e le sfumature, senza allontanarsi dall’opera originale dello scrittore.

In “Anna Karenina” la storia è diversa: il problema con cui Joe Wright (e presumo gli altri registi che precedentemente hanno adattato il libro) ha dovuto confrontarsi è la grandezza del libro, non solo metaforica ma fisica. “Anna Karenina”, scritto da Lev Tolstoj e pubblicato per la prima volta nel 1877, non è semplicemente la storia di una nobildonna di San Pietroburgo che si innamora di un ufficiale dell’esercito. E’ anche la storia della sua famiglia e dei suoi parenti più prossimi, del fratello Stiva che tradisce la moglie, della cognata di Stiva Kitty di cui si innamora Levin, un ricco latifondista poco avvezzo ai ritmi e alle mode della città, è la storia del lento decadimento della Russia imperiale, fondata su un sistema burocratico che di lì a breve si scontrerà con i lavoratori, soprattutto agricoli, per andare incontro ad una Rivoluzione epocale. E’ soprattutto la storia dell’eterno conflitto tra morale e libertà, tra ragione e passione, dello scegliere tra ciò che è lecito e ciò che si ama. E’ impensabile per chiunque regista, a prescindere dalla sua bravura, fare un adattamento di un libro titanico quale “Anna Karenina” che sia aderente a tutti i suoi temi e le sue atmosfere. Non basterebbero cinque pellicole. Ne consegue la scelta registica di apportare modifiche alla storia e/o dare un taglio innovativo alla pellicola, un taglio che prenda tutti gli aspetti principali del libro e li “condensi” in modo da non poter escludere nulla. E Joe Wright è stato molto furbo, perchè ha scelto, come elemento condensatore di “Anna Karenina”, il luogo sintesi della vita per eccellenza: il teatro.

E così, fin dall’inizio del film, siamo immediatamente catapultati in un classico teatro all’italiana in stile barocco, dove la storia prende vita tra un cambio di scena e un altro, tra scenografie che si spostano al passaggio dei personaggi, tra comparse che da impiegati si mettono la livrea per diventare camerieri, al cambio di scena dall’ufficio al ristorante. Tutto questo si svolge con dei movimenti di camera fluidi, soprattutto nella prima parte del film, che riprendono con carrellate e panoramiche lo scorrere della vita di tutti i giorni, che nel mondo teatrale si traduce proprio con i cambi di scena. Ecco quindi che una corsa di cavalli all’ippodromo è tradotta nel pubblico sui palchi e nei cavalli che corrono da un lato all’altro del palcoscenico, e l’uomo ben vestito che và nei bassifondi della città si trova a salire la torre scenica, tra graticcia, ballatoi e passerelle d’unione. E’ interessante notare come, sulla torre scenica, trovano spazio le azioni non aderenti ai dettami della religione o dell’alta morale imposta dalla società russa di fine Ottocento: sulla torre scenica salgono quindi il ricco latifondista che va a trovare il fratello ammalato che convive con una prostituta e, soprattutto, Anna quando decide di compiere l’estremo gesto. Salire sulla torre scenica è quindi “uscire” dal palcoscenico della vita apparente e della sua rappresentazione.

Ma l’ambientazione non è l’unico elemento puramente teatrale. In primis la gestualità degli attori, la cui recitazione è enfatizzata da un uso delle mani e delle braccia che ricorda molto quello degli attori del cinema muto. Tale gestualità trova il suo acme nella scena del ballo a casa degli Scerbaskij, in cui il classico valzer è arricchito da movimenti in cui le braccia e le mani di uomo e donna si toccano, si intrecciano, si sfiorano, si spostano, si trascinano, rendendo la danza squisitamente teatrale.  Le coreografie sono state affidate al belga Sidi Larbi Cherkaoui, che enfatizza l’uso delle mani in virtù di un erotismo che raggiunge il culmine nel ballo tra Vronskij ed Anna: il valzer non è più un semplice movimento di lui che porta e lei che è portata, ma una danza che trova nelle mani e nelle braccia il punto di contatto tra i due ballerini. (qui un’intervista molto interessante a Cherkaoui).

mani anna

La gestualità è fondamentale in questo film

Tale danza è resa possibile anche dalle splendide musiche di Dario Marianelli, il quale rinnova ancora una volta la sua collaborazione con Joe Wright (dopo “Orgoglio e Pregiudizio”, “Espiazione” e “Il solista”), sottolineando la mImmagineagnifica intesa che vi è tra i due. Le musiche di Marianelli trovano un perfetto inserimento nelle scene e rendono ancora più teatrale l’atmosfera del film, enfatizzando gli avvenimenti e gli stati d’animo dei protagonisti.

Per quanto riguarda gli attori, la coppia Keira Knightley-Aaron Johnson funziona. Keira non stupisce: è indiscutibilmente brava nei ruoli “epici”, da Elizabeth Bennett ad Anna Karenina, e se il ruolo della Elizabeth di “Orgoglio e Pregiudizio” era per certi versi facile, quello di Anna Karenina è uno scoglio che Keira ha brillantemente superato, connotando Anna di quegli elementi di grazia, passione e follia che hanno consacrato il personaggio ad uno dei più amati della letteratura.

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Aaron Johnson è il conte Vronskij

Bravo anche Aaron Johnson: se Vronskij è un personaggio notoriamente antipatico, ad Aaron va il merito di averlo riabilitato da antipatico ad ambiguo, perchè essere ambiguo è sempre meglio che essere antipatico. Trovo ottima la scelta di Joe Wright, perchè se il ruolo di Anna è difficile, quello di Vronskij è fin troppo facile, e di conseguenza una buona consacrazione per un attore che secondo me è in attesa di un ruolo che ne consacri la bravura drammatica – apprezzabile già in “Nowhere Boy” (2009) e “Albert Nobbs” (2011).

A Joe Wright evidentemente piacciono le conferme, perchè per il ruolo di Stiva ha scelto Mr.Darcy, quel Matthew Mac Fadyen che tanto ha fatto innamorare me e tutte quelle – nessuna esclusa – che hanno visto “Orgoglio e Pregiudizio”. Un ottimo Stiva, simpatico e amante della bella vita, che fa soffrire la povera moglie Dolly, interpretata da Kelly Mac Donald, adorabile come sempre.

Ottimo anche Jude Law, che ricopre il ruolo dell’imperturbabile marito di Anna, Aleksej Karenin. Il personaggio di Aleksej Karenin è insieme a quello di Anna il più difficile dell’opera, perchè Aleksej è l’uomo di stato incorruttibile, che tiene alle apparenze e agisce in nome di una morale di matrice radicalmente religiosa, e che si ritrova ad essere un marito tradito con una moglie “degenerata”.

Jude Law è il marito Aleksej Karenin

Jude Law è il marito Aleksej Karenin

Se a tratti Aleksej agisce per pietà, altre volte si lascia facilmente manipolare da quella che possiamo definire la sua “groupie” e che nel libro riveste il ruolo più odioso, la contessa Lydia Ivanova, infarcita di motivi e idee religiose. Jude Law, complice un trucco magistrale e gli occhi algidi che lo contraddistinguono, rende perfettamente la freddezza di Karenin e il complesso sentimento di amore/odio nei confronti di Anna.

Menzione speciale per Alicia Vikander e Domhnall Gleeson, rispettivamente i due innamorati Kitty e Levin, elevati da Tolstoj come coppia perfetta nella morale e nella condotta e celebrati da Wright come il ritratto della felicità. Se la Vikander interpreta l’eterea Kitty con una punta di simpatia che non guasta mai, Domhnall Gleeson interpreta Levin, innamorato di Kitty ma soprattutto di una vita bucolica, fatta di lavoro, otium e semplicità.

Tornando alla regia, è da notare il fatto che la campagna russa non è ambientata nel teatro. E’ l’unica ambientazione “esterna” insieme alla stazione, luogo simbolo di Anna Karenina, i cui treni giocano un ruolo fondamentale e preponderante tanto nell’opera di Tolstoj quanto nel film di Wright: dei bambini giocano con i trenini all’inizio, Anna assiste alla morte di un macchinista sotto al treno, sul treno Anna si incontra con Vronskij e soprattutto è sotto a un treno che Anna troverà la morte.

Se questa simbologia è ripresa da Tolstoj, non si può dire lo stesso per i costumi, creati da Jacqueline Durran, che le sono valsi il Premio Oscar. Anche la Durran è una “recidiva” dei film di Wright, dato che il regista l’ha già utilizzata in “Orgoglio e Pregiudizio”, “Espiazione” e “Il solista”. I costumi di Anna/Keira sono una diretta emanazione della sua vita, e di conseguenza indossa principalmente pesanti abiti scuri durante la vita in società e in casa con il marito, mentre leggeri ed estivi abiti bianchi esaltano la sua felicità nelle scene in campagna con Vronskij, gli unici momenti in cui è veramente libera. Si nota facilmente, inoltre, la particolarità di una delle spalline dell’abito sempre più in basso rispetto alla sua naturale collocazione, sicuramente una lettura della Durran del personaggio di Anna come implicitamente, inconsapevolmente seduttivo. La Durran è anche la creatrice del famoso green dress in seta e chiffon indossato da Keira in “Espiazione”, considerato da molti (a ragione) come uno degli abiti più belli della storia del cinema.

costume anna-karenina-costume

In definitiva, “Anna Karenina” di Joe Wright è uno dei film più belli di questa stagione, visivamente stupefacente, che ci trasporta in una dimensione in cui domina il freddo della Russia temperato dal calore delle passioni umane, quelle che scaldano il cuore a costo di dare scandalo. Il principale merito del regista sta, infine, nell’aver saputo rendere in maniera magistrale e innovativa uno dei capisaldi della letteratura mondiale, nonchè un’opera imponente per le tematiche affrontate e il periodo storico trattato.

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