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Notre-Dame de Paris. Viva Frollo, abbasso Esmeralda

Ho concluso la non semplice lettura di “Notre-Dame de Paris”, opera del 1831 di Victor Hugo. Un libro immenso fisicamente ed essenzialmente, un libro a tratti difficili ma dal fascino intramontabile.

Non è una lettura semplice. In primis bisogna mettere da parte la trasposizione a cartone animato fatta dalla Disney (“Il gobbo di Notre Dame”, 1996), che per quanto bella è in totale antitesi con il libro e, per ovvie ragioni, ha un finale con “happy ending” che non coincide  con il finale del libro. In secundis, chi si approccia alla lettura di quest’opera deve essere pronto a pagine e pagine di riflessioni e analisi di Hugo sul Medioevo, sui cambiamenti culturali, sul fondamentale avvento della stampa e sulle sue conseguenze, sulla struttura di Parigi nel quindicesimo secolo. Paradossalmente sono proprio quelle parti ad avermi affascinato maggiormente. Quando il caro Victor ci sciorina pagine e pagine di frasi quali

E’ che ogni pensiero, religioso o  filosofico, vuole perpetuarsi, e l’idea che ha influenzato una generazione vuole influenzarne altre e lasciare traccia. (p.204, ed.Mondolibri)

è naturale che la narrazione subisca un rallentamento, una pausa, ma è anche vero che, al giorno d’oggi, è raro che uno scrittore declini il suo pensiero all’interno di una storia, che usi la trama del suo libro e la “schiavizzi” a favore di una riflessione personale ma soprattutto storica e sociologica. Prese singolarmente, le parti con le riflessioni di Hugo sulla stampa, le cattedrali, la religione e la storia di Parigi potrebbero essere benissimo tratte da saggi di storia dell’arte, architettura, filosofia. Oggi dove lo troviamo tutto ciò? Forse qualcosa in Umberto Eco, ma escluso lui quel dolce sapore di commistione tra conoscenza, cultura e inventiva narrativa propria dello scrittore è scomparsa. Oggi sono tutti narratori, pochi intellettuali.

Oltre all’unione di narrazione e saggistica, la bellezza di “Notre-Dame de Paris” sta nel modo in cui Hugo delinea i personaggi: la loro caratterizzazione è un misto tra le maschere della Commedia dell’Arte e gli eroi tragici dell’epica classica. Dal poeta/filosofo Gringoire – quello è Pierre Gringoire con il suo prologo. L’avevamo dimenticato completamente. E proprio questa era la sua paura (p.42) – al gobbo/sordo/mostro Quasimodo – egli sembrava, nella faccia umana e nel corpo da bestia, un rettile assegnato dalla natura agli umidi e scuri lastroni su cui l’ombra dei capitelli romanici proiettava tante forme stravaganti – la loro caratterizzazione è delineata da mille sfaccettature, ognuna delle quali trova piena giustificazione nelle azioni che i personaggi compiono. Per questo motivo, leggendo il libro, Esmeralda risulta il personaggio più tedioso: la sedicenne “egiziana” vive danzando, lasciandosi trasportare tanto dalla musica quanto dalla vita, senza scegliere e imporsi su un destino che le si rivela fin dall’inizio contrario. L’unico momento clou della gitana è la scelta (l’unica che compie) tra la forca e Frollo (o, per dirla con le parole del musical di Riccardo Cocciante, o la morte o la vita):

E di corsa, e facendola correre, dal momento che non la lasciava, si diresse verso la forca e, indicandogliela: “Scegli tra noi due” disse freddamente.Ella si strappò dalle mani di lui e cadde ai piedi del patibolo abbracciando quel funebre appoggio. […] Infine l’egiziana gli disse: “Mi fa sempre meno orrore di voi”. (p.537)

Chi esce vincitore dalla narrazione dei personaggi è Frollo. E’ intorno a lui che si snoda tutta la vicenda e si sviluppa il libro, la trama, il contesto. Non è semplicemente “l’antagonista” ma l’essenza stessa dell’opera. Basta partire dall’equazione Frollo=Notre-Dame. Frollo è l’arcidiacono della cattedrale e il carattere del suo personaggio è coincidente con la cattedrale stessa: Frollo è oscuro come Notre-Dame, con sprazzi di luce dati dai rosoni colorati e dalla lucidità di una intelligenza e di una vita legata alla scienza e al sapere. Notre-Dame è grande e imponente, così come grande e imponente è la mente di Frollo. Notre-Dame è sinistra e piena di riferimenti alchemici, e Frollo è l’incarnazione dell’alchimia stessa, del suo spirito indagatore. In ultimo, Notre-Dame è l’esaltazione di Dio, Frollo è un suo servitore:

No, io non nego la scienza. Non ho strisciato così a lungo sul ventre attraverso i cunicoli innumerevoli della caverna senza scorgere davanti a me laggiù in fondo all’oscuro passaggio una luce, una fiamma, qualcosa, certo il riflesso dell’abbagliante officina centrale dove i pazienti e i saggi hanno sorpreso Dio. (pag.191)

In ultimo, Frollo è secondo me il personaggio più interessante e, personalmente, quello che ho amato di più, proprio per la lucidità della sua mente, che diventa malvagia ma che in nascere non lo era. La sua follia scaturisce dalla “scoperta” della seduzione femminile attraverso la danza di Esmeralda sulla piazza antistante la cattedrale.

“Notre-Dame de Paris” è questo: lo scontro tra ragione e follia, scienza e religione, Bene e Male. Il contesto storico dal grande fascino e lo sfondo dato dall’imponente cattedrale sono solo due degli elementi che rendono grande questo romanzo. Ne consiglio la lettura a tutti, e suggerisco anche, per chi non l’avesse visto, di cercare in rete l’adattamento a opera musicale scritta da Luc Plamondon e composta da Riccardo Cocciante (o, meglio ancora, vederla a teatro!). Qui propongo due tra i brani più significativi, l’entrata in scena dei gitani capitanati da Clopin/Marco Guerzoni (I clandestini) e il confronto tra Frollo/Vittorio Matteucci ed Esmeralda/Lola Ponce (Un mattino ballavi).

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3 thoughts on “Notre-Dame de Paris. Viva Frollo, abbasso Esmeralda

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