Cinema

“Only Lovers Left Alive”, ovvero: Jarmusch ci spiega l’immortalità

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Da quando ho cominciato ad avere consapevolezza del tempo che passava, ovvero dal compimento dei miei diciotto anni, ho iniziato a pensare che l’immortalità sia la cosa più bella che si possa desiderare. Non è una questione di vecchiaia o rughe, ma per quanto possa essere utopistico, l’idea dell’immortalità è auspicabile da tutte quelle persone che, come me, non possono stare lontano da libri, arte e da tutte le meraviglie che l’uomo faber ha creato. Avete presente la frase “Così tanti libri, così poco tempo”? Uno dei miei ricordi adolescenziali a proposito è una puntata di “Una mamma per amica” in cui Rory e Lorelai, in visita ad Harvard, si fermano davanti ad una delle tante biblioteche del prestigioso college e Rory, emozionata, ricorda proprio questo concetto: l’impossibilità di leggere tutti i libri che vorremmo leggere per mancanza di tempo.

Questo è un problema che non tocca Eve, la protagonista di “Only Lovers Left Alive” di Jim Jarmusch, in uscita in Italia nei prossimi mesi con l’orrendo titolo “Solo gli amanti sopravvivono”. Dico orrendo perché, nella traduzione letterale del titolo, si perde una tanto dolce allitterazione della lettera L che non si vedeva dai tempi del nabokoviano incipit “Lolita, light of my life, fire of my loins”. Visto a Berlino, il film racconta la vita edonistica di due eleganti vampiri, Adam ed Eve, che si godono l’immortalità cullandosi in un edonismo sfrenato: ascoltano buona musica, leggono libri su libri, vivono lentamente, perché sanno che la morte non li toccherà. Sono piacevolmente snob, critici verso la contemporaneità, poco o per niente proiettati nel presente, costretti al futuro dalla loro stessa condizione. Scivolano inesorabilmente in avanti, convinti che gli “zombies”, come loro definiscono i mortali, non sono consapevoli della grandiosità del passato e vivono nel vuoto di questo presente.

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Il bello del film di Jarmusch, alias ‘il regista dalla zazzera bianca’, è che non succede nulla: la trama, intesa nel classico inizio-sviluppo-conclusione, è presente. Ciò che manca è l’antagonista e quindi l’ostacolo che i personaggi di un film/libro/opera devono fronteggiare per poi arrivare alla fine della narrazione. Avviso: se non siete degli sperimentatori, se siete chiusi di mente e poco aperti a tutto ciò che è ‘diverso’, questo film non vi piacerà. Non vi piacerà perché va contro le solite regole narrative, e gli episodi degni di nota nel corso della storia che alterano, seppur un minimo, il corso degli eventi, sono due. No, non ve li spoilero. Se, al contrario, amate le cose nuove, diverse e fuori dall’ordinario, questo film vi piacerà. Se poi siete come me, ovvero ossessionati dal pensiero della mancanza di tempo per leggere tutto, viaggiare ovunque, dipingere, scoprire tutta la bellezza di questo mondo, questo film è decisamente per voi.

Sono due i punti a favore di questo film: il cast e la colonna sonora. Il cast unisce tre degli attori più prolifici e affascinanti del momento, Tom Hiddleston (che interpreta il vampiro musicista Adam dagli occhi azzurri, i capelli lunghi e scuri, l’accento inglese, in una parola incarna il mio ideale di perfezione), Tilda Swinton (la moglie vampira Eve, che veste sempre di bianco, ha una libreria da fare invidia alla mia e gira con l’iPhone) e Mia Wasikowska (Eva, sorella di Eve, vampira contemporanea e quindi non snob nei confronti degli “zombies”, che porta il caos nella vita tranquilla dei coniugi Adam ed Eve).

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Il resto del cast vede un sempre magistrale John Hurt che interpreta il drammaturgo britannico del XVI secolo Christopher Marlowe, vampiro anche lui e grande amico della coppia, e Anton Yelchin, uno di quegli attori che vedi in millemila film ma di cui non impari mai il nome (per dire, io l’ho cercato su Wikipedia). C’è anche un cameo simpatico di Jeffrey Wright, quello che, per gli appassionati di serie come la sottoscritta, interpreta l’ambiguo e inquietante Dr. Valentine Narcisse nella quarta stagione di “Boardwalk Empire”. Poi basta. Basta personaggi, sei per questo film sono anche troppi.

Alla colonna sonora, curata dal compositore olandese di taglio minimalista Jozef van Wissem, ha messo mano lo stesso Jim Jarmusch, che tra le tante cose è anche il chitarrista degli SQÜRL. Questa band firma molte delle canzoni del film, che per motivi di trama predilige il rock, alternate a musiche dai suoni arabeggianti (la vampira Eve vive a Tangeri).Una su tutte, questa:

“Only Lovers Left Alive” mi ha fatto pensare a “Carnage” di Polanski: certo, il film di Jarmusch non è tratto da una piéce teatrale, le trame sono diverse e non è altrettanto claustrofobico, eppure la quasi assenza di trama permette, in entrambi i casi, di focalizzarci sulla psicologia dei singoli personaggi, che poi è la cosa che trovo più interessante in ogni genere di narrazione.

Durante la visione del film la vicenda dei vampiri ci scorre davanti, in apparenza senza coinvolgerci, fino a quando Adam ed Eve non ci definiscono “zombies”: lì è impossibile non sentirsi toccati, perché sappiamo che hanno ragione. Siamo assuefatti dalla comunicazione digitale, prede di fallaci coinvolgimenti emotivi nei problemi collettivi, in una parola sterili. In definitiva, la chiave di interpretazione del film sta nel titolo: solo gli amanti sopravvivono, e per “amanti” Jarmusch non intende gli amanti erotici, non intende la coppia Adam ed Eve. Intende tutte quelle persone che amano ciò che vale la pena di amare in questo mondo allo sbando: la Bellezza in tutte le sue forme, che sia una tela di Kandinskij, una poesia di Leopardi o un film di Kubrick. Chi è in grado di apprezzare tutte queste cose vivrà per sempre, perché esisterà mentre il resto del mondo vivrà soltanto. La morale: riempiamo la nostra vita di tutto ciò e chissene dell’immortalità!

 

 

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