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Recensione “Il libro di Morgan. Io, l’amore, la musica, gli stronzi e Dio”.

Morgan 1

“Il libro di Morgan. Io, l’amore, la musica, gli stronzi e Dio”, pubblicato da Einaudi, è uscito lo scorso 5 dicembre, ottenendo ovunque recensioni positive. Anche questa è una recensione positiva ma devo fare una premessa.

La premessa è questa: chi scrive prova un sentimento di amore/odio per Marco Castoldi In Arte Morgan. Però, se è vero che gli opposti si attraggono, in questo caso si annullano perché cercherò di essere il più possibile imparziale. Non mi soffermerò sui motivi, inutili e poco interessanti per chi legge. Se ora stessi parlando con Morgan, in un immaginario colloquio davanti a una birra contornata da mozziconi di sigarette, il dialogo sarebbe più o meno questo:

<< S: Sai Morgan, mi piaci. Sul serio, ti adoro musicalmente e televisivamente. Però ti odio anche.

<< M: Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Morgan è notoriamente imprevedibile ma sono quasi certa che mi risponderebbe citando il Carme 85 di Catullo. Perché Morgan è uno che sa. Conosce tanto, legge molto, scrive di più. Ricordo una bellissima intervista del 2009 con Corrado Augias a “Le Storie” su Rai Tre. Gli occhi di Augias che si illuminano quando Morgan cita Heidegger. E Augias cita Kant. E Morgan cita Nietzsche.

“Il libro di Morgan” si presenta come autobiografia ma in realtà è altro. Leggerlo è come ascoltarlo, come se ogni lettore gli si mettesse di fronte e gli ponesse una sola, unica domanda: “Morgan/Marco, o Marco/Morgan se preferisci, raccontami la tua vita”. E lui inizierebbe a raccontare del primo concerto a cui ha assistito da lucido e di quando, in viaggio, cantava i Beatles in auto insieme alla famiglia. E dell’amore per Bach, di quella volta che adolescente ha suonato Live To Tell di Madonna in chiesa, del suicidio del padre, della storia con Asia. Non racconta la storia per tappe ma per momenti e impressioni. Non è come David Copperfield di Dickens, non inizia con “Sono nato” ma con “Venivo regolarmente portato ai concerti”. Non racconta tutto ma racconta i dettagli, che poi è un altro modo per raccontare il tutto. Una sineddoche. Ci sono anche particolari che possono sembrare superficiali ma non lo sono. C’è tutto ciò che ha portato Marco Castoldi a diventare Morgan, il frontman dei Bluvertigo, il cantautore, il giudice di X Factor, il figlio, il compagno, il padre.

Sono tutti dettagli intervallati da intermezzi musicali che vanno da Bach ai Depeche Mode, da Battiato all’autoreferenzialità di The Baby e Sovrappensiero. Una raccolta di entr’actes. Mi viene anche il dubbio che in realtà tutto il libro non sia altro che un lungo elenco delle canzoni e delle influenze musicali, una tracklist, un elenco intervallato da ricordi sparsi e spacciato per autobiografia. Ma alla fine non importa. È come chiedersi chi sia il tizio in copertina, se Morgan o Marco Castoldi o entrambi o nessuno. Resta il fatto che ha scritto qualcosa di bello e interessante, una piccola finestra sul suo mondo.

Voi ricordate il momento in cui la vostra vita ha preso la piega per cui siete qui, adesso? Il punto di svolta che vi ha portato a essere voi in questo spazio e tempo? È difficile perché i punti di svolta non sono quasi mai grandi, non vanno mai confusi con l’occasione della vita. I punti di svolta sono tanti, spesso impercettibili, frammenti di una vita scandita in momenti, giorni, anni. Tasselli di un mosaico. Non nascono con noi ma vengono con l’educazione, gli stimoli esterni, la scuola.

Morgan ha viaggiato nel tempo, tornando indietro fino all’infanzia per raccogliere tutti i suoi punti di svolta e mettendoli insieme. Forse per questo motivo l’uscita del libro è stato un vero e proprio parto, certo creativo, ma pur sempre un parto. Doveva essere gennaio 2014 e invece è stato il 5 dicembre 2014. Forse voleva essere un Sagittario come il padre, ed è pur vero che l’attesa aumenta il desiderio. Felicitazioni a mamma Einaudi.

Marco Castoldi, “Il libro di Morgan. Io, l’amore, la musica, gli stronzi e Dio”, a cura di Roberta Castoldi, Einaudi 2014.

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