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La “Sottomissione” depressa di Michel Houellebecq / Sulla Libertà vol. 1

sottomissione 1

Chi frequenta questo blog sa che la maggior parte dei libri che leggo e che giudico meritino una recensione arriva tra le mie mani per caso. Spesso mi reco in libreria con lo scopo di comprare il libro X, forte della mia stima verso l’autore o della curiosità nei confronti di una trama particolare. Ma poi capita che il mio occhio cade su libri che non prevedo di acquistare. Alla fine sono quelli che mi sconvolgono di più.

L’ultimo caso del genere è “Sottomissione” di Michel Houellebecq. Mi sono recata un paio di settimane fa in libreria con lo scopo di comprare “Numero Zero” dell’adorato Umberto Eco (nel frattempo letto, a breve la recensione). Risultato: esco dalla libreria con “Numero Zero” in una mano e “Sottomissione” nell’altra. Le motivazioni sono molteplici e la prima risiede nel mio orgoglio di fan di Umberto Eco: sono settimane che lui e Houellebecq si alternano in cima alle classifiche di vendite e volevo capire chi fosse questo tale che minaccia le vendite di Umberto (si, lo chiamo per nome). Le altre motivazioni: la copertina, il titolo, la risonanza avuta “grazie” a Charlie Hebdo (il libro è uscito la mattina dell’attentato e lo stesso Houellebecq era protagonista della copertina di Charlie Hebdo).

Inutile dire che l’ho divorato. Mi ha sconvolto. La mano di Houellebecq mi ha buttato in mezzo al mare della depressione per poi risollevarmi prendendomi per i capelli. La scrittura in prima persona aiuta il coinvolgimento dello spettatore ma andiamo oltre. Il punto è che Houellebecq rivela verità scomode dell’esistenza, cose che ogni individuo sa ma cerca di cancellare dalla propria testa attraverso il lavoro, la quotidianità, le relazioni umane. L’uomo è un’isola e la scrittura di Houellebecq lo sottolinea.

I miei articoli erano chiari, incisivi, brillanti; ottenevano un certo apprezzamento […] Ma questo bastava a giustificare una vita? E in virtù di cosa una vita ha bisogno di essere giustificata?

Michel Houellebcq, Sottomissione, Bompiani, p.43

Per arrivare a questa conclusione ho dovuto smembrare la trama: un professore universitario single esperto di Huysmans che, nel 2022, vede la Fratellanza Musulmana prendere il potere in Francia democraticamente attraverso le elezioni, con la conseguenza islamizzazione della società. E’ fin troppo facile ridurre il libro a una critica, a un attacco alla religione islamica, considerando che anni fa Houellebecq è stato accusato proprio di islamofobia per aver detto nel 2001 “La religione più stupida è l’Islam. La lettura del Corano lascia prostrati”.

Ci tengo a precisare che questa recensione prescinde dalle idee dello scrittore sull’Islam. Qui giudico il libro e non l’autore. Anche perché, smembrando la trama, è venuto fuori che c’è altro sotto la critica all’Islam. Mi fanno ridere quelli che attaccano il libro per attaccare lo scrittore. Può essere antipatico, un provocatore, un islamofobo e avere idee estreme. Personalmente non lo so, non lo conosco così bene. Ma è il libro e il concetto a fondo che devono essere oggetto di analisi.

Bisogna andare oltre questo per poter apprezzare il libro perché l’opera è un’analisi del concetto di libertà, secondo Houellebecq una vera e propria utopia.

In sintesi, l’uomo è solo e non è libero. Può avere un buon lavoro e indipendenza economica ma sarà sempre sottomesso, all’altra metà della coppia, al proprio credo religioso, al proprio ideale politico. Può illudersi di essere libero ma in realtà non lo è. Fin qui niente di strano direte voi. L’aveva già detto Spinoza e va bene, lo diamo per assodato, non è una novità.

Peccato però che Houellebecq vada oltre. L’uomo non solo non è libero ma gode della privazione della propria libertà e delle libertà illusorie che le sovrastrutture ci concedono. L’uomo sguazza felice in un sistema di valori impostogli la maggior parte delle volte dalla società, dalla religione e dagli ideali, illudendosi di essere libero. Ricerca questa restrizioni, ne ha bisogno perché fonte di certezze, punti fermi ai quali aggrapparsi per non sprofondare nell’abisso della disperazione e della depressione. L’uomo è felice solo se sottomesso.

Perché non riusciamo a stare soli? Perché abbiamo sempre bisogno di qualcuno o qualcosa che ci leghi a sé, di sentirci parte di un gruppo? Il concetto stesso di “coppia” è fonte di problemi, perché l’altro lo dobbiamo prima trovare, conoscere e scegliere di lasciarci coinvolgere. (SPOILER Il protagonista del libro, che vive di relazioni sessuali con studentesse, trova la soluzione nel matrimonio combinato dalla società ormai islamica).

Il protagonista di “Sottomissione”, infatti, entra nella sovrastruttura di una società francese ormai islamizzata trovando finalmente il proprio posto nel mondo. Un mondo limitante che ci priva della fatica di scegliere. Ed ecco la chiave: la libertà implica l’avere davanti molteplici possibilità di scelta per poi dover scegliere. E scegliere vuol dire valutare e rischiare. Al contrario, non scegliere vuol dire restare fermi, bloccati in una comfort zone. Una società chiusa e una sovrastruttura molto presente nella vita dell’individuo lo priva della libertà e della possibilità di scelta ma per qualcuno può essere meglio così, levandogli il fastidio di dover scegliere.

Lui avrebbe accentuato un po’ la sua soddisfazione, soprattutto per delicatezza, perché avrebbe tenuto a mostrarsi sorpreso, per lasciarmi l’impressione di un libero arbitrio.

(p.250)

Ecco perché Michel Houellebecq è notoriamente depresso, in quanto ateo e libero pensatore. La sua mente è libera, non ha dio e quindi il suo pensiero macina teorie su teorie sull’uomo, la libertà e la religione. Idee condivisibili o meno ma da conoscere per analizzarne l’opera.

Il tema della solitudine e della libertà inizio a credere sia il suo leitmotiv. Infatti, appena terminato “Sottomissione” mi sono fiondata in libreria e ho comprato “Estensione del dominio della lotta”, in cui ho potuto riscontrare il seme originario di “Sottomissione”. Non conoscendolo volevo saperne di più su Houellebecq, sulla sua idea di libertà. Volevo ancora la sua scrittura coinvolgente e assuefacente. A breve la recensione anche di questo.

E’ la sottomissione. L’idea sconvolgente e semplice […] che il culmine della felicità umana consista nella sottomissione più assoluta. […] per me c’è un rapporto tra la sottomissione della donna all’uomo come la descrive Histoire d’O e la sottomissione dell’uomo a Dio come la contempla l’islam.

(p.221)

Avevo già deciso che terminato “Sottomissione” avrei letto “Histoire d’O” di Pauline Réage. Giuro. L’ho comprato da brava appassionata di letteratura erotica sotto Natale perché avevo visto il film con Corinne Cléry. Non avrei mai pensato che fosse legato al libro di Houellebecq. Poi arrivo a pagina 220 di “Sottomissione” e scopro il legame tra questi due libri, un legame basato sulla felicità esclusiva nella sottomissione e che in “Histoire d’O” trova spazio nello scritto conclusivo di Jean Paulhan, dal titolo inequivocabile “Felicità nella schiavitù”. Ne parlerò nel volume 2 di questi appuntamenti “Sulla Libertà”.

Ve l’avevo detto che i libri sconvolgenti mi capitano per caso.

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6 thoughts on “La “Sottomissione” depressa di Michel Houellebecq / Sulla Libertà vol. 1

  1. Houellebecq è da sempre un critico della libertà e dei valori della modernità liberale senti questo brano tratto da una delle sue prime raccolte di frammenti e poesie quando non era ancora conosciuto come romanziere: “Se il mondo è composto di sofferenza, questo accade perchè è, essenzialmente libero. La sofferenza è la conseguenza inevitabile del libero gioco delle parti del sistema. Dovete saperlo e dirlo.” M.H. in “La ricerca della felicità”

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    • Grazie William! Come ho scritto nella recensione ho scoperto questo scrittore solo adesso ma sto recuperando i suoi libri e “La ricerca della felicità” è tra i miei prossimi acquisti. Un pensiero fuori dagli schemi che voglio approfondire 🙂

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  2. Pingback: “La Garçonne”, alias “voglio fare la maschietta ma con amore” | Like Zelda

  3. Pingback: “Histoire d’O”. Perché Amore è Dipendenza / Sulla Libertà vol. 2 | Like Zelda

  4. Ciao Sarah scrivo soprattutto per dirti che ho scoperto pochi minuti fa il tuo blog e che lo trovo molto interessante. Ti ringrazio per avermi indirettamente aiutato a rintracciare un passaggio di Sottomissione (quello sulla giustificazione dell’esistenza) che mi aveva molto colpito ma che non avevo evidenziato. Alla settima volta che risfogliavo tutto il libro mi è venuto in mente di effettuare una ricerca nel web e mi sono imbattuta in LIke Zelda.
    Tanto che ci sono, visto che sono una lettrice entusiasta di Houellebecq, mi permetto di consigliarti, oltre al “classico” Le particelle elementari, La possibilità di un’isola, che ho trovato assolutamente strepitoso. Buona lettura!

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