Books/Idols

“Numero Zero”. Quando Eco vuole giocare lo fa bene

Numero Zero 1

Non sono le notizie che fanno il giornale, ma il giornale che fa le notizie.

U.Eco, Numero Zero, p.57, ed.Bompiani.

In campo editoriale il “numero zero” è il primo numero di una pubblicazione che vuole diventare periodica. Il numero zero non viene venduto bensì distribuito, per esempio allegato a un altro giornale o distribuito tra personalità del settore di riferimento. E’ un test drive, un modo per saggiare il pubblico e le sue aspettative.

Nella mia vita di lettice compulsiva di quell’insieme composito fatto di carta e inchiostro che mi piace definire “tutto” mi è capitato solo una volta di incontrare un numero zero. Allegato a un qualche quotidiano c’era una rivista fatta da donne per le donne. Un volumone grande quanto “L’Officiel” ma non altrettanto spesso, fatto con una carta che sembrava riciclata. Parlo di anni fa, non ricordo i temi, ma tutto girava intorno alle donne e al femminismo. Credo che sia stato questo fattore ad averne decretato la non pubblicazione.

L’Umberto nazionale ha avuto la genialata di pensare questo: e se un imprenditore del nord, senza scrupoli e schifosamente ricco (ogni riferimento a B. è puramente casuale) decidesse di fare un “numero zero” attraverso il quale tenere sotto scacco nemici e politici, minacciandoli di pubblicare i loro segreti in un giornale che però in realtà non uscirà mai? In fondo basterebbe dire “Sto per pubblicare i tuoi segreti sul numero zero del mio giornale” e i nemici in questione sarebbero pronti a fare qualsiasi cosa, pur di non vedere spiattellati i loro segreti su un giornale. Quella che sembra una genialata è però qualcosa di più. Una critica al basso giornalismo troppo spesso smascherato per alto.

Numero Zero 3

In breve è questo il contesto del libro: a Milano nel 1992, luogo e anno chiave della storia italiana, una sgangherata redazione è messa insieme e pagata dall’imprenditore X, la cui presenza aleggia lungo la trama senza però manifestarsi. Di volta in volta decidono gli argomenti per il numero zero che però non uscirà mai. Umberto, come al solito, ci mette dentro argomenti di storia italiana epurati di verità storica e riempiti invece di supposizioni, teorie, complotti e leggende: la morte di Benito Mussolini, la P2, i servizi Gladio, papa Luciani, il golpe Borghese.

Un guazzabuglio di teorie che Braggadocio, giornalista tenace, cerca di mettere insieme a forza, legandole tra loro attraverso tanto improbabili quanto avvincenti ipotesi. Spettatore dell’indagine di Braggadocio è il protagonista e narratore del libro, Colonna, un ghostwriter talentuoso e fallito, coadiuvato da Maia, giovane giornalista idealista che crede ancora nel sano e puro principio chiave del giornalismo, quello della Verità.

Quest’ultimo punto è la dimensione più interna del libro. Tra una teoria complottistica e l’altra assistiamo alla vita di una variegata redazione in cui coesistono il giornalista investigativo e il complottista, quello immischiato ai servizi e quello inetto. Tutti giornalisti diversi che però accettano di creare le notizie invece di darle.

Ma di fatto il giornale ci trasmette un’idea, un allarme, un monito […] E in ogni caso pensate al lettore: presa singolarmente, ognuna di queste quattro notizie lo avrebbe lasciato indifferente, tutte le notizie insieme lo obbligano a stare sulla pagina.

p.58

“Ma è come il papa buono. Dà per scontato che i papi di prima fossero cattivi”.

“Magari la gente lo pensava, altrimenti non avrebbe detto papa buono […]”

“Ma che Giovanni XXIII fosse il papa buono lo hanno detto i giornali e la gente ci è andata dietro”.

“Giusto. I giornali insegnano alla gente come deve pensare”, aveva interrotto Simei.

“Ma i giornali seguono le tendenze della gente o le creano?”

“Tutte e due le cose, signorina Fresia. La gente all’inizio non sa che tendenze ha, poi noi glielo diciamo e loro si accorgono che le avevano“.

p.99

Un susseguirsi di dibattiti sull’etica del mestiere di giornalista, ecco cosa è in poche parole “Numero Zero”. Umberto Eco fa un divertissement, si trincera dietro la narrazione giocosa di un complotto per potersi sbizzarrire in dialoghi di riflessione su quei giochi linguistici utilizzati nella scrittura giornalistica:

E se qualuno per definire una situazione drammatica dirà che siamo nell’occhio del ciclone immagino che il dottor Colonna sarà così avveduto da ricordarvi che secondo tutti i manuali scientifici l’occhio del ciclone è l’unico posto dove regna la calma, mentre il ciclone si sviluppa tutt’intorno.

p.30

Umberto Eco gioca, prende in giro i lettori creduloni e critica i giornalisti che rendono i lettori in questione ancora più creduloni, riempiendo le loro menti di notizie false, montate, scandalistiche. Giornalisti che trattano i lettori italiani ritenendoli (a torto o a ragione?) provinciali, tanto indignati dagli scandali ma pronti a dimenticarsene il giorno dopo, presi da un altro scandalo. Ed è a questo punto che nel lettore del libro sorge l’atroce dubbio: è colpa dei giornalisti o del popolo italiano? Che sia un gatto che si morde la coda? Forse è meglio non pensarci, “non lasciarsi turbare”:

Niente può turbarci, in questo paese. In fondo abbiamo visto le invasioni dei barbari, il sacco di Roma, la strage di Senigallia, i seicentomila morti della Grande guerra, e l’inferno della seconda, figurati qualche centinaio di persone che ci sono voluti quasi quarant’anni per farle saltare in aria tutte. Servizi deviati? Cosa da ridere rispetto ai Borgia. Siamo sempre stati un popolo di pugnali e veleni. Siamo vaccinati, qualsiasi storia nuova ci raccontino diciamo che ne avevamo sentite di peggio […] L’unico problema serio per il buon cittadino è non pagare le tasse, e poi quelli che comandano facciano quel che vogliono, tanto è sempre la solita mangiatoia. E amen.

p.215

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One thought on ““Numero Zero”. Quando Eco vuole giocare lo fa bene

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