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“Il filo del rasoio”, William Somerset Maugham

i savi dell’India, considerando le infermità umane, hanno ammesso che la salvezza si può raggiungere attraverso l’amore e le opere, ma non hanno mai negato che la via più nobile, anche se la più ardua, sia quella della conoscenza, giacché il suo strumento è la facoltà più preziosa dell’uomo: la sua ragione.

p.289

Trovato su una bancarella al modico prezzo di un euro. Edizione vintage degli Oscar Mondadori, una delle mie preferite.

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Maugham è uno di quei grandi che, non ne capirò mai la logica, a scuola non si studia. A malapena si affrontano gli autori più importanti (per chi?) della letteratura italiana, figuriamoci di quella anglosassone. Ma perché Gertrude Stein, Graham Greene, Charles Bukowski e lo stesso Somerset Maugham non vengano mai neanche nominati, questo resta un mistero. Forse è meglio così, perché restano autori di nicchia, il cui nome evoca un senso di segretezza tra i membri della setta dei grafo-bibliomani.

“Il filo del rasoio” è un romanzo, quindi è frutto della fantasia di Maugham. Tuttavia l’autore narra in prima persona le vicende di Larry, Isabel, Elliot, Gray e Sophie e ne è egli stesso protagonista. Il risultato è che si arriva alla conclusione del libro pensando che questi personaggi sono tutti troppo straordinari per essere frutto della fantasia di un uomo ma anche, al contrario, che sono tutti troppo straordinari per essere esistiti realmente e che solo una mente illuminata e piena di fantasia avrebbe potuto crearli.

La trama in breve: Maugham, scrittore, racconta le vicende di un gruppo di giovani americani di Chicago le cui vicessitudini si svolgono tra la stessa Chicago, Parigi e la Costa Azzurra. Sono gli inizi del Novecento, i giovani Stati Uniti scoprono la vecchia mamma Europa e Parigi è la meta di rampolli di ricche famiglie americane che vanno nella ville lumiere per vari motivi, chi per affari, chi per intraprendere la carriera dell’artista squattrinato (con i soldi di papà, chiaro). A Parigi vivono lo stesso Maugham ed Elliot, americano ormai all’autunno della sua vita il cui unico scopo nella vita è frequentare il bel mondo e farlo all’insegna della ricchezza e del buon gusto. In America ci sono invece Isabel, nipote di Elliot, e Larry, il suo giovane fidanzato reduce dalla guerra. Isabel aspira al matrimonio ma non Larry, che in guerra ha capito il senso della frase carpe diem e che vuole quindi viaggiare in lungo e in largo alla ricerca del senso della vita e del valore dell’esistenza. Lo scontro è inevitabile e da questo ha inizio il viaggio di Larry e il girovagare dei protagonisti tra i due continenti, che si ritroveranno periodicamente a Chicago o in Europa. Un’atmosfera vagamente fitzgeraldiana.

Mentre leggevo il romanzo cercavo di cogliere il senso del titolo. Poi finalmente ho capito. Sul filo del rasoio si muovono i protagonisti e l’umanità intera alla ricerca di una cosa: la felicità. Crediamo che la felicità vera sia nascosta nel matrimonio ma la delusione è dietro l’angolo. Pensiamo che la felicità dipenda dalla sicurezza economica e dal successo sul lavoro, ma è sempre una felicità illusoria. L’insoddisfazione è dietro l’angolo in ogni istante. Per tutti noi, per tutti i protagonisti del romanzo ma non per Larry, che vive senza desideri se non quello di viaggiare e conoscere. Alla fine torna in patria ed è felice.

Un libro da leggere per diversi motivi. La scrittura è coinvolgente, la vicenda narrata appassiona il lettore ma soprattutto fa riflettere. Questo libro, se si è insoddisfatti di qualcosa, sprona a non arrendersi, ad andare avanti e a lottare per ciò che conta davvero, al di là di apparenza, soldi e posizione sociale: la felicità interiore che porta all’armonia con il mondo.

In conclusione, una selezione delle frasi che più mi hanno colpito per stuzzicare la vostra curiosità:

Non puoi immaginare che felicità sia leggere L’Odissea nell’originale. Si ha l’impressione che basti sollevarsi sulla punta dei piedi e allungare la mano per toccare le stelle.

p.76

La maggior parte delle persone, quando sono innamorate, inventano ogni sorta di ragioni per convincersi che è ragionevole fare ciò che vogliono! Questa è forse la spiegazione di tanti matrimoni disastrosi.

p.107

il filo del rasoio 3

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