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“Il filo dell’orizzonte”, Antonio Tabucchi

il filo dell'orizzonte 3

Per aprire i cassetti bisogna girare la maniglia a leva, premendo. Allora la molla si sgancia, il meccanismo scatta con un lieve clic metallico, si mettono automaticamente in movimento i cuscinetti a sfera, i cassetti sono leggermente inclinati e scorrono da soli su piccole rotaie. Prima appaiono i piedi, poi il ventre, poi il tronco, poi la testa del cadavere.

incipit “Il filo dell’orizzonte”, p.9

Queste 100 pagine sono capitate nella mia vita per caso, parte di un’eredità fatta di più di 100 volumi. Un’eredità di cui ringrazio ogni giorno il Fato perché mi ha permesso di scoprire autori che forse avrei scoperto da sola, nel tempo, più avanti. Questi libri si sono invece imposti nella mia vita, obbligandomi a leggerli, richiamandomi a loro con le loro pagine ingiallite e il profumo di un tempo passato.

Apro questi libri con curiosità a cui spesso segue lo stupore per una dedica inaspettata, ed ecco nascere la sensazione di violare l’intimità di qualcuno. Quando leggo una dedica non mia mi sento sempre come se stessi spiando dal buco di una serratura. Poi arriva la fase in cui volto la pagina e c’è l’incipit, a cui do sempre una certa dose di importanza.

L’incipit de “Il filo dell’orizzonte” è straordinario. Credi che l’autore ci stia descrivendo il meccanismo di un normale, anonimo cassetto, poi il colpo di scena: è un cassetto ma non uno qualsiasi. E’ il cassetto di un obitorio, uno di quelli metallici che conservano i cadaveri prima e dopo un’autopsia. Da lì si muove la ricostruzione, da parte del protagonista, della vita del morto. Chi era? Da dove veniva? Come è stata la sua vita? Cosa ha significato per lui vivere? Insomma, le solite domande.

La scrittura di Tabucchi è sensazionale, nel senso che si muove per due sensazioni, partendo da quella del protagonista per arrivare a quella di noi che leggiamo. Non possiamo fare a meno di chiederci dove vuole andare a parare il protagonista, Spino. Perché agisce in quel modo? Cosa sta cercando? Arriviamo a pensare che Spino non sia altro che la personificazione dell’uomo qualunque, che vaga per strade nebbiose in cerca di qualcosa, forse di se stesso, forse di una nuova vita, di un motivo per vivere, di un po’ di compassione per sentirsi meno solo tra la folla. Ma forse no, non è quello, non può esserci tanta metafisica in sole 100 pagine.

O forse si?

il filo dell'orizzonte 1(da p.7)

IL FILO DELL’ORIZZONTE, Antonio Tabucchi

I edizione ottobre 1986 per I Narratori/Feltrinelli, Milano, 112 pp.

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