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“Sotto gli occhi dell’Occidente” di Joseph Conrad: dai viaggi per mare alla Russia

Aveva ritrovato il senso della propria superiorità intellettuale e si sentiva sostenuto da esso nel pericolo.

p.87

Joseph Conrad (1857-1924), polacco naturalizzato inglese, ha passato la sua vita in viaggio.

Si è imbarcato spesso sulle navi della Marina britannica e francese e questo lo ha portato a scrivere di viaggi, atmosfere esotiche, di navi, di profumi orientali. Suoi i celebri Cuori di Tenebra, Lord Jim, Nostromo, La Linea d’Ombra.

Ho letto un paio di suoi libri ed è sempre stato difficile, perché tra terminologie marinare, la nebbiosa atmosfera delle navi e i suoi personaggi che si barcamenano tra la morale, la passione, il giusto e il sbagliato, trovare una sàrtia a cui aggrapparsi per non farsi portare via dal vento della sua scrittura è stata una sfida.

Ma le sfide mi piacciono. Ecco perché quando ho trovato Sotto gli occhi dell’Occidente su una bancarella non ho resistito e mi sono stupita nel leggere la trama: rivoluzionari russi, spionaggio, servizi segreti? Che fine hanno fatto le navi, i comandanti, il mare in tempesta?

Tutto scomparso, ci sono solo le strade di città, carrozze con cavalli e salotti borghesi. La questione morale dei protagonisti, quella non manca mai.

“Suppongo”, egli pensava, “che s’io avessi risolto di farmi saltar le cervella sul pianerottolo, salirei queste scale con la stessa calma con cui le salgo ora. Che fare? Ciò che dev’essere, dev’essere. Accadono cose straordinarie; ma quando sono accadute è finito.

p.57

Sotto gli occhi dell’Occidente racconta di Razumov, uno studente russo, non ricco e non nobile ma bastardo, figlio di un funzionario statale dell’alta borghesia. Dalla sua parte ha soltanto l’intelletto, sul quale fa fede per elevarsi socialmente. Razumov ha le idee chiare: terminati gli studi vuole fare il funzionario statale e poi fare carriera, grazie alle conoscenze del padre che non lo ha mai riconosciuto. I suoi piani per il futuro entrano però in crisi quando un suo compagno di università, autore di un attentato, gli piomba in casa chiedendogli di nasconderlo.

La crisi di  Razumov è profonda: nasconderlo e salvarlo ma mettere a rischio il suo avvenire già stabilito o denunciarlo e ingraziarsi così quello Stato presso il quale vuole lavorare?

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Tranquilli, non spoilero nulla. Però è inevitabile chiedersi cosa faremmo se fossimo al suo posto, tremando leggermente alla risposta che ci diamo. Seguiamo il travaglio psicologico di Razumov come se fosse il nostro, soffriamo con lui alla perdita della sua innocenza verso la vita, ci confortiamo come si conforta lui, ovvero cullandosi nella propria superiorità intellettuale.

Il titolo fa riferimento alla differenza, secondo Conrad abissale, tra la cultura occidentale e quella russa. Una differenza intestina, che ha radici primordiali che affondano nell’asprezza del territorio russo. Il libro è pieno delle considerazioni dell’autore sulle persone russe, in particolare sulle donne russe, analizzate tramite Natalia, la protagonista femminile.

Bisogna essere russi, suppongo, per comprendere la semplicità russa, una semplicità terribile e corrodente, che veste di espressioni mistiche un cinismo innato e senza speranza.

p.103

SOTTO GLI OCCHI DELL'OCCIDENTE

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