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“Carne e Polvere”, il nuovo corto di Antonio La Camera

 

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Come ho già fatto in precedenza, non potevo non recensire il nuovo corto di Antonio La Camera. Eccomi quindi ad assolvere il mio compito di amica-quasi-sorella del regista.

Carne e Polvere vede ancora una volta protagonista Giovanni La Camera: dismessi i panni del killer in Killer’s Sight, questa volta l’attore dallo sguardo magnetico indossa quelli di un contadino a lavoro nella campagna calabra.

In dieci minuti il cortometraggio di La Camera dipinge momenti del lavoro quotidiano di questo contadino, un lavoro fatto di sudore e di terra, di carne e di polvere. Attenzione: la scelta della parola “dipinge” non è casuale. Il talento visivo di Antonio La Camera è in questo corto ai suoi massimi livelli: il regista mostra un’evoluzione e una crescita che lo portano a una nuova maturità che lo rende pronto a nuove e più importanti regie. Visivamente, il corto migliore fatto finora.

Un uso magistrale del mezzo unito alla luce naturale (da sempre la protagonista della regia di La Camera) e alla bellezza della campagna meridionale restituiscono una fotografia magistrale di cui l’occhio dello spettatore può solo godere. Pura estasi visiva.

I movimenti del protagonista sono decisi, disinvolti; le mani afferrano i frutti del suo lavoro con eleganza, creando una danza inaspettata. Sono proprio le mani del contadino a coinvolgere lo spettatore, il quale resta impietrito di fronte al colpo di scena: Madre Natura che vanifica il lavoro del contadino, il quale è costretto ad assistere impotente al raccolto perduto.

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Impotente ma fino a un certo punto: perché da sempre la figura del contadino vive un rapporto di pace e sottomissione nei confronti della natura ribelle e imprevedibile, pronta a impartire una sola, inesorabile lezione: bisogna essere sempre pronti a ricominciare da capo, in qualsiasi momento.

Quello del contadino è un lavoro ciclico: le stagioni si susseguono una dopo l’altra, il tempo passa e le azioni sono sempre le stesse,  finché il contadino non smette quasi di essere umano: è solo una figura che si muove e lavora senza sosta, più simile a una macchina che a un uomo. Alla fine ciò che resta non è altro che carne e polvere.

Se proprio devo muovere una critica a questo corto, è la vittoria schiacciante del visivo sul narrativo. Il giro di vite imposto dalla pioggia al lavoro del contadino non è abbastanza: su questo La Camera avrebbe potuto osare di più, perché il rischio è che chi guarda lo possa percepire come un mero, seppur eccellente, esercizio di stile registico.

Voto: 9.

[Se volete vedere il corto potete contattare il regista sulla pagina FB di “Carne e Polvere”]

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