Books

I “Ragazzi di vita” di Pasolini

S’andarono a mangiare la pizza e un crostino da Silvio, in via del Corso. Era già tardi e era ora di pensare a come passare il pomeriggio, che cavolo!

p. 74

I Ragazzi di vita di Pasolini vivono alla giornata. Il loro vivere alla giornata non significa semplicemente trovare da mangiare giorno per giorno: significa vagare per una Roma ancora sofferente dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, camminare senza meta lungo le signorili vie del centro storico e accamparsi per la notte su una panchina di Villa Borghese, per poi ritrovarsi la mattina successiva senza le scarpe perché le hanno sfilate via mentre si era immersi nel sonno. Poco importa che le scarpe fossero vecchie, sporche e rotte.

Ora si è a piedi e scalzi. Bisogna quindi far fronte a una nuova necessità: non solo rimediare il cibo ma rimediare un paio di scarpe, o almeno qualcosa gli somigli. Oppure trovare soldi sufficienti per il cibo e per le scarpe. Una soluzione sarebbe trovare il Riccetto: una volta abitava a Donna Olimpia, nei pressi della Ferrobedò, ma da quando è crollata la scuola se ne è andato. Dicono bazzichi dalle parti di Trastevere. Incontrare il Riccetto significherebbe imboscarsi in qualche vicolo in cerca di rottami e spazzatura da rivendere, oppure salire su un autobus o su un tram e allungare le mani nella borsa di qualche signora. Oppure, ancora, accompagnare qualche uomo lungo il fiume, sotto le sponde del Lungotevere. Nascosti.

“Ragazzi di vita” è il mio primo incontro con la scrittura di Pasolini in prosa. Una prosa in cui l’autore non è mai presente, in cui ripropone la parlata dei ragazzi romani corredando il libro di un glossario grazie a cui frasi come “si mise a remare a tutta callara” (p. 35) finalmente hanno un senso, anche per chi, come me, può dire di aver speso a Roma gran parte della vita.

Questo libro racconta uno spaccato d’Italia lontano nel tempo ma non nella realtà. Non sono certa, infatti, che gli abbandonati “ragazzi di vita” di Pasolini non esistano più. Forse non si chiamano più il Riccetto, il Caciotta, il Lenzetta o il Begalone, forse hanno nomi stranieri, forse non parlano ancora il dialetto romanesco, ma continuano comunque a essere ragazzi di vita.

“Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini, prefazione di Vincenzo Cerami, Garzanti Editore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...