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Perché dovete recuperare The Leftovers

Sono seduta alla scrivania al computer e ascolto il bellissimo tema che il compositore tedesco Max Richter, uno dei miei preferiti, ha creato per la serie tv “The Leftovers”, tema declinato in diversi brani dai titoli evocativi: A blessing, The departure, De profundis, Dona nobis pacem.

“The Leftovers – Svaniti nel nulla” è una serie tv targata HBO creata da Damon Lindelof (“Lost”) e Tom Perrotta, scrittore, sceneggiatore e autore dell’omonimo libro da cui la serie è tratta. Due stagioni già fatte, la terza ed ultima attesa per quest’anno.

Non riesco a capacitarmi dello scarso successo di pubblico che questo show ha ottenuto, anche se, a pensarci bene, è plausibile. Il mondo è già abbastanza triste e deprimente, quindi perché qualcuno dovrebbe fermarsi e dedicare del tempo a una serie tv che parla dell’improvvisa scomparsa del 2% della popolazione mondiale e di come alcuni personaggi affrontano la perdita?

E’ una serie tv per tutte quelle persone che non possono fare a meno di porsi domande, per gli introversi, per i filosofi amatoriali e per tutte quelle persone che, per citare “Donnie Darko”, sembrano essere nate con (il senso per) la tragedia nel sangue. E’ una serie tv per chi ha fede, per chi crede e anche per chi non crede ma si sente un mistico perché si pone sempre le domande escatologiche per eccellenza. E non solo.

E’ una serie tv per chi ama la regia lenta, introspettiva, degna di “True Detective” (ecco, perché tutti a sbavare per i fin troppo introspettivi-quasi-noiosi monologhi di Rust/Matthew McConaughey di “True Detective” e i silenzi che dicono più di mille parole di Kevin/Justin Theroux sono passati inosservati? Mistero). E’ una serie tv per chi ama la buona musica, non solo quel mix tra classico ed elettronico di Max Richter ma anche il rock dei Pixies, il pop di Simon&Garfunkel, la techno inglese dei NOVA, l’opera di Giuseppe Verdi. Perché giuro che questi citati ci sono tutti: piazzato lì dove serve, ogni singolo brano fa da colonna sonora a scene per le quali i pezzi sembrano essere stati appositamente scritti.

Ieri notte ho finito di leggere il libro. Bello e coinvolgente, tuttavia riconosco che manca il tocco di Lindelof, il maestro nell’inserimento di temi filosofici nelle serie tv. Ma del resto, dopo aver visto due stagioni che rasentano la perfezione, qualsiasi prosa sarebbe risultata inadeguata.

Allora, cosa aspettate a recuperare questa meravigliosa, nonchè applaudita dalla critica, serie tv?

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6 thoughts on “Perché dovete recuperare The Leftovers

  1. Mmmh..ne ho molto sentito parlare ma non mi sono mai soffermato a leggere qualcosa al riguardo. Ci darò un occhio mi hai incuriosito 😉

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  2. E’ una serie che merita, concordo con te.
    Devo però essere sincero: all’inizio si fa fatica. La prima stagione inizia lenta e non si capisce bene dove vuole andare a parare, ma se si riesce a resistere per quelle due puntate ci si ritrova davanti a una serie davvero ben fatta.
    Fra tutti poi, io adoro il personaggio interpretato magistralmente da Christopher Eccleston; al momento rimane il mio preferito dopo la puntata della seconda stagione.
    Ma anche la scena che hai postato a fine articolo è una delle più belle.

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    • Christopher Eccleston è a dir poco perfetto per quel ruolo. Ha l’espressività intensa degna del ruolo dell’uomo di fede. Io adoro anche Carrie Coon alias Nora Durst: il suo personaggio è sfaccettato e ci offre sempre mille sorprese.
      Anche io all’inizio ho faticato non poco. Credo che il motivo sia perché dalla serie ci si aspetta la soluzione al mistero. Invece è tutta un’altra storia, tutta un’altra trama. “The Leftovers” non risolvono il mistero ma si confrontano con la perdita. Una volta capito questo era fatta, la serie mi aveva già rapito 🙂

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