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David Bowie, Bukowski e quel ‘Bluebird’

David Bowie Lazarus Photos 2.tif

La devastante giornata di oggi ha insegnato qualcosa a tutti, anche a quelli che Lazarus l’avevano già ascoltata innumerevoli volte dal giorno della sua uscita. Tutto il mondo oggi ha imparato che Lazarus, il cui video è uscito tre giorni fa ed è ufficialmente l’ultimo video di David Bowie, non è altro che la canzone con cui l’artista si è, con eleganza, congedato dal mondo. Come ho scritto questa mattina nel mio precedente post, il testo contiene l’annuncio della sua imminente morte:

Guardate qui, Sono in paradiso
Ho cicatrici che non si possono vedere
Ho drammi, non possono essere rubati
Tutti mi conoscono adesso

Guarda qui, amico, io sono in pericolo
Non ho niente da perdere
Sono così sballato che il mio cervello turbina
E’ caduto il mio cellulare in basso
Non è proprio come me?

Nel tempo che passai a New York
Vivevo come un re
Poi ho speso tutti i miei soldi
Stavo cercando il tuo c*lo
In questo modo e in nessun altro
Sai, io sarò libero
Proprio come quell’uccello azzurro
Ora, non è proprio come me?
Oh, sarò libero
Proprio come quell’uccello azzurro
Oh, sarò libero
Non è proprio come me?

Negli ultimi versi della canzone Bowie paragona lo stato di libertà che raggiungerà (ormai lo sappiamo) da morto a “quell’uccello azzurro”, You know, I’ll be free / Just like that bluebird.

“Bluebird” (L’uccello azzurro) è una poesia di Charles Bukowski pubblicata per la prima volta nel 1992 nella raccolta “Last night of the Earth Poems” (Le poesie dell’ultima notte della Terra):

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro
che vuole uscire,
ma con lui sono inflessibile,
gli dico: rimani dentro, non voglio che
nessuno ti veda.

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro
che vuole uscire
ma gli verso addosso whisky e aspiro
il fumo delle sigarette
e le puttane e i baristi
e i commessi del droghiere
non sanno che lì dentro c’è lui.

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro
che vuole uscire
ma io con lui sono inflessibile,
gli dico: rimani giù, mi vuoi fare
andar fuori di testa?
vuoi mandare all’aria tutto il mio lavoro?
vuoi far saltare le vendite dei miei libri in Europa?

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro
che vuole uscire,

ma sono troppo furbo, lo faccio uscire
solo di notte, qualche volta,
quando tutti dormono.
Gli dico: lo so che ci sei,
non essere triste
poi lo rimetto a posto,

ma lui lì dentro un pochino canta,

non lo faccio morire del tutto,
e dormiamo insieme così
col nostro patto segreto,
ed è così grazioso da far piangere
un uomo, ma io non piango,
e voi?

Nella poesia Bukowski racconta del malessere insito in ogni persona, un dolore che ognuno di noi prova, latente, una sorta di rumore di fondo della nostra esistenza. Compito dei poeti è quello di dare voce a questo malessere attraverso i versi e Bukowski lo fa, ma solo di notte, quando tutti dormono. Durante il giorno cerca di soffocare il dolore versandogli addosso whisky e aspirando il fumo delle sigarette/e le puttane e i baristi/e i commessi del droghiere ma è tutto vano e la notte il poeta deve liberare l’uccello azzurro, così grazioso da far piangere un uomo.

Non è scritto da nessuna parte che Bowie si riferisse proprio a quel Bluebird, eppure è innegabile che “Bluebird” sia una delle poesie più famose di Bukowski e della letteratura anglosassone e il fatto che abbia utilizzato l’aggettivo dimostrativo that può essere la conferma che sì, si riferiva proprio a quel Bluebird.

In effetti, nel video di Lazarus Bowie è inizialmente immobile a letto, con bende sugli occhi e dei bottoni a segnare le pupille, un’immagine che a posteriori è stata vista come l’emblema della sofferenza nella malattia (tralascio tutta la simbologia degli occhi bendati ma ancora indicati dai bottoni perché servirebbe un post a parte). 1

Successivamente è in piedi, finalmente libero di muoversi, e dopo lo vediamo seduto un tavolo, impegnato a scrivere e a creare sotto le orbite vuote di un teschio.

Sarà pure morto ma ora è libero.

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