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Il ritorno di X-Files, i vinili e la nostalgia canaglia

 

Ieri sera è tornato in tv “X-Files” e io sono tornata bambina. La sigla è immutata, i misteri sono sempre fitti e Mulder e Scully sono sempre belli (ok, magari con qualche ruga in più, ma sempre belli). Torna “X-Files”, sta per tornare “Twin Peaks” e tornerà “Prison Break”. Le questioni sono due: o in America scarseggiano scrittori e sceneggiatori (cosa comunque già assodata) oppure i management delle case di produzione hanno realizzato quella che è la base di ogni strategia di marketing: hanno intercettato un bisogno.

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Tutto è iniziato già da qualche anno, da quando gli LP sono tornati alla ribalta nelle classifiche di vendita, con l’Italia che nel 2014 ha registrato una crescita del +84% del vinile. Anche Amazon conferma il trend: per il colosso delle vendite online il supporto audio più acquistato dagli utenti è un giradischi, il Jensen all-in-one, un buon compromesso tra qualità di riproduzione, funzionalità e prezzo. Una crescita esponenziale: negli Stati Uniti tra gennaio e giugno 2015 sono stati comprati 9 milioni di vinili, una cifra record che non si vedeva dal 1989, poco prima dell’avvento del CD (fonte: Fimi).

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Non solo musica: anche le vendite degli ebook crollano in favore di una riscoperta della carta. A riferirlo qualche mese fa è stata l’Association of American Publishers in un articolo del New York Times: secondo i dati provenienti da oltre 1200 editori americani, nei primi mesi del 2015 i libri digitali hanno perso negli Usa il 10 per cento, mentre il settore si è fermato al 20 per cento di mercato, la stessa quota che aveva cinque anni fa. Secondo alcuni questo ritorno al cartaceo è dovuto al prezzo che alcuni editori americani hanno posto sugli e-book per contrastare l’egemonia di Amazon: a me piace pensare che sia perché, per quanto io stessa possa essere nerd riguardo a tecnologia e nuovi dispositivi, la magia di un libro non regge il confronto.

Non solo musica e libri: come accennato sopra, anche la tv sta riscoprendo il fascino del passato. Nel 2017 vedremo su Sky Atlantic la nuova serie di “Twin Peaks”, ventitre anni dopo la prima stagione: la madre di tutte le serie tv ambientate nella tanto amena quanto inquietante provincia americana avrà come protagonista di nuovo Kyle McLachlan nei panni dell’agente dell’FBI Dale Cooper.

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Anche David Duchovny e Gillian Anderson hanno indossato di nuovo rispettivamente completo e tailleur per re-interpretare Fox Mulder e Dana Scully in “X-Files”, sempre affiatati, sempre a caccia di alieni, sempre redditizi: negli USA il primo episodio della miniserie evento, andata in onda domenica 25 gennaio, ha attirato 16,2 milioni di spettatori, registrando un rating di 6.1 nel target demografico 18-49 (fonte: Coming Soon).

Solo 7 anni dopo la fine della quarta la Fox farà uscire la quinta stagione di Prison Break, con protagonisti ancora una volta Wentworth Miller e Dominic Purcell: tutti i fan sperano in un ritorno degno della prima stagione che faccia dimenticare l’orrore della quarta.

Tutto questo porta a chiedersi: perché questo ritorno al passato? Perché non si scrivono nuove serie? Perché e-reader e musica in digitale non ci bastano più? La risposta è che, in questo momento storico, siamo assuefatti dalla connessione. Viviamo connessi, viviamo per un like, viviamo per scattare foto da pubblicare su Instagram. Basta entrare in un qualsiasi luogo pubblico, dall’autobus al bar sotto casa alle poste, per vedere le persone con la testa china sullo smartphone e/o sul tablet: magari non necessariamente intenta a perdere tempo ma sempre china a mandare mail, chattare per lavoro, controllare grafici e documenti. La verità è che abbiamo paura di restare da soli anche solo per pochi istanti con i nostri pensieri e quella finestra sul mondo la rete che rappresenta è la nostra ancora di salvataggio.

Di conseguenza è naturale che l’utilizzo di mezzi rudimentali come vinili, giradischi e libri, mezzi che implicano l’utilizzo delle mani (non solo delle dita) per farli funzionare, destino in noi una nostalgia non per il mezzo in sé ma per chi eravamo un tempo: persone che facevano altro dal digitare su uno smartphone. Non a caso stanno spopolando nelle librerie i libri da colorare per adulti: colorare è un attività manuale e per farlo non abbiamo bisogno di tenere uno smartphone in mano.

Se così fosse sarebbe una scomoda verità, difficile da ammettere a noi stessi: eppure percepiamo questo bisogno latente di trincerarci nel passato,quindi torniamo a guardare in televisione personaggi familiari che ci scaldano il cuore, emozionandoci all’idea dell’agente Cooper che torna a sorseggiare il suo amato caffé.

E subito tornano in mente le parole del pedante Paul (Michael Sheen) nel magistrale “Midnight in Paris” (2011) di Woody Allen:

La nostalgia è negazione, negazione di un presente infelice.

 

 

 

 

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