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“Dalle rovine” di Luciano Funetta, la solitudine e i serpenti

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Ho scoperto questo libro grazie a dieci righe di recensione di non-so-chi su Repubblica. Edito da Tunué e opera prima del pugliese Luciano Funetta, il libro ha destato la mia attenzione sin dalla copertina, con lo scheletro di un serpente sullo sfondo di un intenso blu notte.

Il serpente, la notte e l’oscurità di un ambiente oscuro, fisico ma non solo, underground e underskin, sono i veri protagonisti dell’opera. Non l’allevatore di serpenti Rivera, non ciò che resta delle vecchie glorie del porno Jack Birmania, Alexandre Tapia, Klaus Traum.

Quello che accade nel libro è una costellazione di eventi che portano i personaggi del libro a evadere da un mondo buio, sito tra l’immaginaria Fortezza e Barcellona, per rifugiarsi nel mondo ancora più nero ma anche più gioioso della sessualità umana.

L’importante è la segretezza. E’ tutto quello che mi interessa.

p.96

Tutto ha inizio con Rivera, allevatore di serpenti che coi serpenti fa cose strane (che qui non riporto per non spoilerare quella che secondo me è la scena più potente di tutta l’opera). Il serpente, un animale che da prima della Genesi è un simbolo ctonio associato al male, alla sessualità, agli istinti primordiali perché nessun animale è legato alla terra quanto quello che le striscia sopra. Nella cultura induista, il serpente è il simbolo della kundalini, l’energia primordiale che risiede in ogni persona.

« Il serpente, temibile per il suo veleno, simboleggia tutte le forze malefiche; allo stesso modo la kuṇḍalinī, finché riposa inerte in noi, corrisponde alle nostre energie inconsce, oscure, allo stesso tempo avvelenate e velenose. Inversamente, queste stesse energie, risvegliate e dominate, diventano efficienti e conferiscono una potenza reale. »
(Silburn 1997, p. 39) (fonte: Wikipedia)

Questa energia oscura e potente muove ogni personaggio e permea ogni pagina del libro. Sullo sfondo c’è il mondo dell’industria del porno, già per sua natura un ambiente considerato “al limite”, stavolta reso ancora più estremo dalla violenza imposta e dal riferimento agli snuff movies, i film pornografici che ritraggono una serie di torture che sfociano nell’omicidio.

Il libro risulta quindi un compendio sulla sessualità e sulla solitudine. Siamo tutti esseri sessuali e solitari: per quanto ci sforziamo di stare insieme, farci compagnia, intessere relazioni, fare sesso, abitare sotto lo stesso tetto con altri individui, proprio come i personaggi del libro alla fine ci ritroviamo sempre soli, a vagare perduti nei meandri del nostro inconscio, che è la sessualità stessa.

La villa è deserta e non ha fine. La villa è piena di uomini che la esplorano, tutti la esplorano. La villa è come il mondo. Tutti sono drogati, tutti sono sulle tracce di qualcosa, tutti camminano e hanno paura che qualcuno salti fuori all’improvviso. Solo un cieco non vedrebbe che la villa è piena di uomini e donne intrappolati per sempre. Io sono uno di loro.

p.178

La scrittura di Funetta scivola dolcemente come un serpente sulla terra e porta via il lettore, trasportandolo nell’oscurità di Fortezza prima, di Barcellona poi e in ultimo della villa; e il lettore si lascia trasportare, conscio del fatto che in “Dalle rovine” non ci si inoltra solo nell’oscurità dei luoghi e dei personaggi ma anche nella propria.

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DALLE ROVINE, Luciano Funetta

Edizioni Tunué, 2015

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