Books/Idols

“Cosima” di Grazia Deledda

[…] ella aveva ereditato dal padre e dagli avi paterni, quasi tutti agricoltori e pastori, quindi patriarcalmente uniti alla terra e alla natura, un fondo di bontà, d’indulgenza, di filosofia, sentiva profonda la gioia di vivere.

p. 60

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Grazia Deledda (1871-1936) nacque a Nuoro. Premio Nobel per la letteratura nel 1926, è una di quelle scrittrici il cui nome suona ancora misterioso ai più. Non so perché.

Mi sono sempre sentita intimamente legata alla Deledda, perché non solo era sarda e io lo sono per metà, ma era anche nuorese, la zona da cui la mia famiglia ha origine.

Cercando sue foto su Internet, ci si imbatte in un volto ottocentesco e austero, non bello ma forteUn volto deciso, ancestrale, conscio delle proprie origini e consapevole del fatto che esiste una forza più grande che agisce sopra le nostre teste.

Questi due argomenti, ovvero le origini sarde e il potere del Fato, sono i principali temi dell’opera postuma “Cosima”. Il libro è chiaramente un’autobiografia della Deledda (il suo terzo nome era proprio Cosima), la quale descrive il periodo dall’infanzia ai primi successi come scrittrice: a questo punto il libro si interrompe a causa della morte prematura della Deledda per un tumore al seno. Tuttavia il libro, a suo modo, sembra giungere a una sorta di completezza, perché permette di viaggiare attraverso le emozioni e i sogni della bambina prima e della donna poi.

 La piccola Cosima vive con la propria famiglia in un paese della Sardegna. Circondata dall’affetto di fratelli e sorelli, vive in un mondo tutto suo. Vuole conoscere, la piccola Cosima, e sogna a occhi aperti di un mondo lontano oltre il mare blu.

Tutto, del resto, è straordinario per lei: pare venuta da un mondo diverso da quello dove vive, e la sua fantasia è piena di ricordi confusi di quel mondo di sogno, mentre la realtà di questo non le dispiace, se la guarda a modo suo, cioè anch’essa coi colori della sua fantasia.

p. 6

E Cosima voleva, voleva sapere: più che i giocattoli l’attiravano i quaderni; e la lavagna della classe, con quei segni bianchi che la maestra tracciava, aveva per lei il fascino di una finestra aperta sull’azzurro scuro di una notte stellata.

p. 34

Personalmente, mi sono innamorata fin da subito di Cosima:  il legame con la famiglia, con la sua terra, ma anche questa infanzia in cui la consapevolezza di essere più “sensibili” degli altri penalizza la costruzione di legami sociali, sono tutti elementi che rendono Cosima/Grazia un personaggio molto vicino a tutte le lettrici che, da bambine, sognavano a occhi aperti di avventure magiche ed esperienze ai limiti del verosimile.

Cosima intanto cresce e quando raggiunge l’età dell’adolescenza inizia a scrivere versi e racconti. Proprio il legame con la scrittura è un altro elemento ricco di fascino e importante all’interno del racconto. Un ulteriore elemento che mi ha fatto letteralmente perdere la testa per la Deledda.

[…] la libreria del signor Carlino, dove si vendono i quaderni, l’inchiostro, i pennini; tutte quelle cose magiche, insomma, con le quali si può tradurre in segni la parola, e più che la parola il pensiero dell’uomo.

p. 33

“Cosima” è stato il mio primo incontro con Grazia Deledda. Io e lei abbiamo parlato della Sardegna, di ciò che lei chiama gli “istinti di razza”, della terra che secondo lei è una “cerchia primitiva, isolata, quasi sottomessa a un esilio dal mondo grande”. In ultimo, “Cosima” mi ha fatto riflettere su me stessa, spronandomi a credere che un futuro radioso è lì, a portata di mano, oltre l’orizzonte. Basta davvero molto poco per afferrarlo.

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