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The Strega Challenge – “La femmina nuda” di Elena Stancanelli

Eccomi alla recensione di un altro libro candidato al Premio Strega 2016, “Le femmina nuda” di Elena Stancanelli, pubblicato dalla neonata casa editrice La nave di Teseo. L’ho letteralmente divorato in due giorni. Consigliato? SI!

elena

E nemmeno ti racconto questa storia per dimostrarti cosa ho imparato, perché non ho imparato niente. Non ho messo da parte alcuna massima che potrà tornarmi utile, non ho rafforzato le mie difese e, soprattutto, non sono diventata migliore.

p. 11

La voce narrante è chiara fin dall’inizio: da questa storia Anna non ha imparato niente. Non ha attraversato una fase della sua vita che mi l’ha fatta crescere né migliorare come persona. Non c’è crescita, solo sofferenza.

Elena Stancanelli racconta il dramma del lasciarsi e lo fa in maniera fisica. E’ questo il primo aggettivo che mi viene in mente pensando a questo libro: fisico.

“La femmina nuda” racconta la vicenda di Anna, una donna bella e intelligente la cui vita va in pezzi dopo aver scoperto bugie e tradimenti del compagno Davide, con cui convive. Attraverso il racconto di Anna alla fidata amica Vale scopriamo cosa vuol dire lasciarsi.

Ho sempre pensato che la fine di una storia d’amore sia una di quelle cose che ognuno vive a modo suo, in base al proprio grado di sensibilità. Non è come l’amore, che ci assorbe e ci proietta verso l’altro ed è un sentimento universale. La fine di una storia d’amore è dolore e ognuno affronta il dolore a modo suo. C’è chi si dispera, chi si immerge nel lavoro per non pensare, chi soffre in silenzio, chi ammorba amici e parenti.

Anna reagisce al dolore distruggendo il suo corpo e la sua mente. Non mangia, fuma e beve in gran quantità. Poi inizia a diventare ossessionata dal suo ex, dall’amante, dalla loro relazione, dal pensiero dei loro rapporti sessuali. Attraverso questo lento cadere, scopriamo attraverso Anna che lasciarsi non è solo un problema di cuore: è un problema fisico. Quando stai per tanti anni con una persona, dividi il tuo tempo con il suo, vivi con lei, condividi esperienze, è come se il tuo corpo diventasse uno con quello dell’altro. Perché vivendo le stesse cose iniziate a vivere le stesse sensazioni. E’ il conoscere bene qualcuno, leggere i suoi pensieri attraverso uno sguardo, prevedere ciò che sta per dire. In una parola, intimità.

Quando ci si lascia e l’intimità svanisce il distacco è brutale. E’ come se venisse amputata una parte del tuo corpo.

Quando viene amputato un arto, il paziente continua a sentire la “presenza” della gamba o del braccio che non c’è più, come se non fosse mai stato reciso: è la “sindrome dell’arto fantasma”. Lasciarsi dopo tanto tempo credo che sia così. Continuare a sentire la presenza della persona nelle stanze, negli oggetti, nei profumi, nelle parole.

Separarsi significa diventare una persona nuova. Quella che rimane dopo aver sciolto con il tempo e la pazienza la traccia di un amore finito. Molte cose, ovvio, rimangono impigliate. E ogni volta che te ne accorgi, ogni volta che fai un gesto, usi una parola che era di lui, vostra, rabbrividisci.

p. 46

La mancanza fisica dell’altro è il vero tema del libro. non c’è miglioramento, non c’è crescita del personaggio, anzi: la stessa Anna riconosce il suo progressivo decadimento, sia intellettivo che fisico, e noi ci immedesimiamo con lei, grazie a un’efficace narrazione in prima persona.

Il corpo è l’unico principio di responsabilità che abbiamo. A chi rispondiamo se non al dolore fisico, alla morte, alla fame, alla sete, alla stanchezza?

p. 94

Dal tema del corpo scaturisce un altro tema che resta apparentemente secondario ma che, alla fine, ha un ruolo preponderante nella vicenda: l’impatto dei social network nelle relazioni interpersonali.
Facebook, Whatsapp e gli altri social network hanno irrimediabilmente inserito un filtro tra noi e gli altri, e in una relazione amorosa sono la causa di dubbi, mancanza di fiducia, talvolta tentazioni e tradimenti. I social e la tecnologia giocano un ruolo fondamentale nella storia di Anna, la quale diventa ossessionata dai messaggi che Davide e l’amante si scambiano su Facebook, dalle email, dal localizzatore GPS dell’iPhone. I social network nella loro virtualità negano il corpo, nostro “principio di responsabilità”, in favore di un’assenza di freni veri:

Chi siamo dentro la rete, e dentro quale paradigma morale ci muoviamo? Senza il corpo, cioè nude anime o nudi niente, contro cosa dovremmo sbattere per fermarci)

p.94

In conclusione, il libro della Stancanelli fa riflettere sul tema della solitudine e dell’andare avanti, per portaci a scoprire un’unica, eterna verità: la forza per andare avanti dopo un qualsiasi tipo di perdita la possiamo trovare solo dentro noi stessi.

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