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The Strega Challenge – “L’addio” di Antonio Moresco

 

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Non c’è molto da dire. Non c’è molta differenza tra le due città. Nella città dei vivi credono di essere vivi, nella città dei morti credono di essere morti. La città dei vivi è piena di morti, la città dei morti è piena di vivi.

p. 58

Altro libro candidato al Premio Strega 2016, “L’addio” di Antonio Moresco, edito da Giunti, è un quasi-poliziesco condito da una buona dose di dubbi escatologici. Una parola per questo libro? LABIRINTICO.

Seguiamo il detective D’Arco nella sua indagine che si snoda lungo le due uniche città esistenti, la città dei vivi e la città dei morti. Sono due città che si somigliano fisicamente: costituite da immensi grattacieli e caratterizzate da umidità, grigiori e luci al neon, sembrano una Tokyo in cui il confine tra vita e morte inizia a sbiadire sotto gocce di pioggia.

Il poliziotto morto D’Arco si accorge che nella città dei morti i bambini morti si riuniscono in gruppi, cantano e piangono. La notte la città dei morti si riempie di questi canti e continua a riempirsi sempre più rapidamente di bambini.

Perché stanno morendo così tanti bambini nella città dei vivi?

D’Arco inizia a domandarsi il perché di questi canti e di questi pianti e inizia a indagare, con il supporto di uno di questi bambini. La verità che emerge è agghiacciante.

Ci sono persone molto cattive nella città dei vivi, protette da un’organizzazione segreta e da un capo molto potente. Lo scontro finale è inevitabile.

“Ripulito” di tutte le sovrastrutture della trama, “L’addio” è un libro che obbliga il lettore a interrogare se stesso. E’ come uno specchio: si pone davanti a noi costringendoci a farci domande, a fronteggiare la paura di noi stessi, a farci domande sulla vita e sulla morte. Domande scomode che la frenesia della vita di tutti i giorni ci permette di nascondere, mettere da parte, seppellire sotto cumuli di doveri e compiti.

Il tempo passa e le domande si riducono a una sola.

Viene prima il male o il bene?

Quando li ho uccisi? Perché anch’io non ho capito se quegli assassini li stavo ammazzando prima o li stavo ammazzando dopo… se accompagnandoli nella città dei morti non li ho portati esattamente all’origine di tutto questo male e di loro stessi e anche di me stesso…

p. 249

L’origine del bene e del male e l’influenza che uno esercita sull’altro sono l’argomento del libro, la curiosità che spinge l’uomo a interrogarsi è il collante tra i due personaggi principali, D’Arco e il bambino, due antieroi che fronteggiano insieme il male che dilaga tra i due mondi. Sembra la trama di un film distopico. Qualcuno dovrebbe provare a proporre l’adattamento ai fratelli Wachowski perché in potenza è un grande successo di botteghino.

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