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“Primadonna” di Arturo Colautti

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Credete alla carne che si trasforma, alla gioventù che ha fretta! La bellezza è un vestito che cade presto a brandelli… il piacere non sta che nella ricerca; la gioia non scende che dall’impreveduto… e che cosa mai resiste all’abitudine, tranne la gioia?

Arturo Colautti, “Primadonna”,  Elliot,  p.121

Lo confesso: ho acquistato questo libro solo perché l’autore è un mio presunto parente alla lontana. Devo dire, però, che anche se questo libro lo avesse scritto il Signor X lo avrei letto comunque, perché contiene molti elementi che amo da sempre: il teatro, gli artisti, la fine dell’Ottocento, il mondo del giornalismo.

“Primadonna” racconta la vicenda di uno squattrinato giornalista che si innamora di un’aspirante cantante d’opera. Quello della cantante d’opera, all’epoca, era un mestiere molto ambito dalle donne dell’epoca: le dive del teatro ieri erano come le dive di Hollywood oggi e, allora, per una donna avere una carriera assicurata significava svincolarsi dal dovere di un matrimonio certo e dalla strada.

La trama del romanzo si snoda quindi attraverso i provini di tante aspiranti cantanti, tutte accomunate da grande bellezza e da scarsa intonazione. Il protagonista Carlo (alter ego dell’autore stesso) lavora come giornalista per una rivista che si occupa di opera: suo compito è andare agli spettacoli e tessere le lodi della messa in scena e degli interpreti, previo obolo pagato dalla produzione dell’opera stessa al giornale.

Ecco quindi la grande critica dell’autore a un mondo da lui ben conosciuto, avendo lavorato sia come giornalista che come librettista d’opera: che fine fa la verità se viene sacrificata in nome del vile denaro? Questo dilemma attanaglia per tutta la vicenda il giornalista, il quale è combattuto tra una la vocazione giornalistica alla verità e la necessità di sfamare la sua famiglia.

“Se sarà un fiasco nessuno lo saprà in Italia, almeno da parte nostra…”.

“Questo si chiama correggere l’opinione pubblica…”.

“Correggere!… Volete dire creare!… L’opinione pubblica, mio caro, è un pregiudizio privato: l’inventiamo noi, giorno per giorno…”

p.172

Fino a quando non entra in scena Noemi, la più bella tra le belle, ma anche lei poco intonata. Non importa: la sua bellezza fa dimenticare a tutti la sua insufficienza canora. Tra i due inizia a nascere qualcosa, ma fino a che punto è pronto a spingersi Carlo in nome dell’amore? E in che modo potrà portare avanti questa passione senza mettere a repentaglio la propria carriera? Leggetelo per scoprirlo.

Il libro scorre via a tratti lento, a tratti più veloce: il segreto per lasciare che scorra via rapidamente è entrare nel meccanismo del teatro e, leggendo, provare a indovinare chi, tra i tanti personaggi di contorno, è il doppiogiochista e il vero amico. Chi di loro indossa una maschera anche fuori dal palcoscenico?

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