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“Per dieci minuti” di Chiara Gamberale

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Vorrei prometterle che non lo sa, che ora non può immaginarlo: ma arriverà il giorno in cui scoprirà di essere sopravvissuta.

Chiara Gamberale, Per dieci minuti, Universale Economica Feltrinelli, p. 93

Ho sempre letto con piacere la rubrica di Chiara Gamberale su “Vanity Fair”: la sua scrittura asciutta ma in grado di analizzare e penetrare nelle cose di cui scrive mi ha catturato fin dal primo articolo che lessi, “Una speranza per noi, ragazze interrotte”, uscito sulla rivista in occasione del matrimonio tra Angelina Jolie e Brad Pitt. Un inno a continuare a lottare per tutte quelle donne che, dentro di sé, si sentono sempre fuori posto e un po’ tristi. Un po’ interrotte.

Ricordo che strappai l’articolo e lo appesi sul muro vicino al letto. E’ ancora lì, e ogni tanto mi fermo a rileggerlo per ritrovare un po’ di forza quando mi sento spaesata in questo mondo in cui, apparentemente, tutti sono a loro agio e tutti sanno cosa fare. Se siete curiosi di leggere l’articolo, l’ho ripescato in rete qui.

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L’articolo in questione appeso accanto al mio letto

Ecco perché ho colto al balzo l’opportunità di leggere finalmente un libro di Chiara Gamberale approfittando di una delle ultime promozioni Feltrinelli 1+1. La scelta obbligata è stata “Per dieci minuti”, a occhio e croce il suo libro più famoso.

Scritto in prima persona, il libro racconta del periodo in cui la Gamberale “si è interrotta”: ha perso marito e lavoro in un colpo solo. Una batosta a cui ha reagito affidandosi a un analista, il quale le ha suggerito di utilizzare un metodo messo a punto da Rudolf Steiner: dedicare dieci minuti al giorno a fare qualcosa di “extra-ordinario”. Piccole azioni che non si è soliti fare ma che, secondo il filosofo austriaco, possono riportarci in contatto con noi stessi.

Seguiamo quindi Chiara mentre spende dieci minuti al giorno facendo hip-hop, cucinando pancakes, camminando di spalle, navigando su YouPorn. Il risultato è che assistiamo a una nuova presa di consapevolezza di sé da parte di Chiara, ma anche consapevolezza delle persone che la circondano:

Da quando la mia vita è vuota non mi ero mai accorta che fosse così piena.

p. 141

Quindi Chiara scopre una grande verità spesso data per scontata: nei momenti del bisogno sono le persone a noi più care a salvarci dal male interiore.

Tirando le somme, a fine lettura l’aggettivo che mi è venuto per questo libro è un “carino” striminzito. Non mi ha entusiasmato. Probabilmente, reduce dagli articoli su Vanity Fair, sono partita con le aspettative troppo alte. La scrittura elegante ma troppo, troppo incentrata sul sé (un errore facile quando si scrive in prima persona) ha reso questo libro troppo lento, poco scorrevole. Ogni piccolo capitolo è un racconto della circostanza in cui ha speso i dieci minuti e poi una caduta nel crogiolarsi nei suoi problemi: tanti capitoli troppo uguali, poco pathos, poco ritmo. La bella scrittura non lo salva.

Spero di ricapitare su un altro libro della Gamberale che sia all’altezza dei suoi articoli.

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One thought on ““Per dieci minuti” di Chiara Gamberale

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