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“La meccanica del cuore” in una parola: brutto

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Non posso più fare a meno di lei: l’odore della sua pelle, il suono della voce, quei piccoli vezzi che la rendono la ragazza più forte e più fragile del mondo.

P.85

I libri grossi, quelli da più di 400 pagine, non mi hanno mai spaventato: generalmente, se un libro è bello, laddove per “bello” intendo avvincente e ben scritto, per me quelle 400 pagine scorrono come se fossero 100.

“La meccanica del cuore” di Mathieu Malzieu, edito da Feltrinelli, è lungo 145 pagine, e per me è come se fossero state 2000. Ho impiegato circa un mese per finirlo. Potenzialmente la storia è carina, dalle annunciate atmosfere timburtoniane e resa appetibile dal contesto di luoghi celebri per il loro folklore, dalla Scozia alla Spagna. Potenzialmente, appunto. Perché di fatto l’ho odiato e non vedevo l’ora di finirlo e riporlo in libreria, lontano dal mio pensiero, per renderlo finalmente un  semplice libro sbagliato del mio passato.

Ok, da un lato è colpa mia: quando entro in libreria la mia decisione di acquisto può seguire due direzioni: posso andare sul sicuro, affidandomi ai miei autori preferiti o ad autori universalmente riconosciuti per la bellezza delle loro opere o, in alternativa, mi oriento per case editrici, dando fiducia a quelle 2-3 che pubblicano i miei autori preferiti. In libreria, però, c’è un grande problema: gli sconti. Ho ceduto all’1+1 della Feltrinelli di qualche mese fa e ho acquistato “Per dieci minuti” di Chiara Gamberale (che ho recensito qui) e, appunto, “La meccanica del cuore”.

Il titolo non mi convinceva, la copertina con un’art che sembra tratto da un patinato cartone animato francese neanche, il fatto che l’autore sia il cantante di una rock band francese nemmeno. Insomma, non dovevo acquistarlo e lo sapevo. Però poi il mio lato buono ha avuto il sopravvento e, al pensiero di “una possibilità non si nega a nessun libro”, l’ho acquistato.

Ok, la dico tutta: avevo già letto tutti gli altri titoli Feltrinelli in offerta, tranne questo e “Per dieci minuti”. Alla fine, quindi, è stata anche una scelta obbligata.

Tornando al libro, ecco una sintesi: “La meccanica del cuore” di Mathias Malzieu inizia così così, si sviluppa male e finisce peggio: personaggi piatti, protagonista noioso ed eternamente indeciso, storia priva di pathos, scrittura banale e priva di ritmo. Il finale, poi, è addirittura inesistente. Vi farei volentieri uno spoiler, ma perché privarvi del piacere di questo non-finale?

Questa mia recensione la chiudo così perché quando un libro è brutto ogni pretesa di spiegazione e analisi svanisce. Un consiglio: se amate i bei libri, non acquistate “La meccanica del cuore” di Mathias Malzieu.

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2 thoughts on ““La meccanica del cuore” in una parola: brutto

  1. Buongiorno! Anche io sono rimasta un po’ delusa, soprattutto per l’assoluta mancanza di descrizioni di qualsiasi tipo e, come dici tu, dal finale assente o per lo meno non sviluppato. Ho appena scritto la recensione sul mio blog se ti va di leggerla!

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