Books

“Frankenstein” o la pietas mancata che genera mostri

frankenstein 1

Dopo giorni e notti di lavoro e fatica inimmaginabili, riuscii a scoprire la causa della generazione e della vita; no, di più, io stesso diventai capace di dare vita alla materia inanimata.

p. 47

Inizio specificando che Frankenstein NON è il nome del mostro, bensì il nome del medico che al mostro dona la vita. E’ errore comune, infatti,  credere che Frankenstein sia il nome della creatura protagonista del libro più celebre di Mary Shelley. Invece no, sappiatelo! “Frankenstein” prende il titolo dal dottor Victor Frankenstein, scienziato che, combinando l’antica alchimia alla scienza moderna, scopre il modo di creare la vita. Nel libro il mostro sarà chiamato semplicemente “la creatura”, “l’essere” o, appunto “il mostro”.

Essendo da sempre una grande amante dei classici ottocenteschi di ogni dove, non potevo non colmare questa lacuna: “Frankenstein” di Mary Shelley, infatti, pubblicato nel 1818, è probabilmente uno dei libri più famosi di sempre, grazie anche alle diverse trasposizioni cinematografiche realizzate (a questo proposito, consiglio la versione “Frankenstein di Mary Shelley” (1994) di quel genio shakespeariano di Kenneth Branagh, con Robert De Niro nei panni della creatura).

kenneth-branagh-in-mary-shelleys-frankenstein-1994

La storia è nota: uno scienziato scopre il segreto della vita e prova a creare una persona da zero. Quando però si accorge che ciò che ha creato non è una persona ma un vero e proprio mostro dall’aspetto orribile, si spaventa e fugge, abbandonando il mostro a sé stesso. Il mostro è dotato di forza sovrumana e di ragione, vaga per il mondo in cerca di qualcuno che riempia il vuoto della solitudine ma, davanti al suo aspetto orripilante, chiunque scappa in preda al terrore. Questo, unito al rifiuto del dottor Frankenstein di dare vita a un “mostro femmina” per la creatura, fa nascere nel mostro una rabbia distruttiva nei confronti del suo creatore e, per vendicarsi dell’abbandono subito al momento della “nascita”, inizia a sterminare tutti i suoi cari. Il dottore capisce finalmente l’errore compiuto nel giocare a fare Dio e decide di espiare il suo peccato dando la caccia alla creatura in giro per il mondo, al fine di ucciderla.

Insensibile, spietato creatore! Mi avevi dotato di percezioni e passioni e poi mi avevi buttato nel mondo, oggetto di disprezzo e d’orrore per l’umanità.

p. 142

La trama si sviluppa all’interno di una narrazione in forma epistolare: il dottor Frankenstein, infatti, racconta la vicenda all’esploratore Walton, protagonista iniziale del libro, il quale scrive lettere alla sorella raccontando i dettagli delle sue esplorazioni al Polo Nord. Quando la nave su cui viaggia resta bloccata tra i ghiacci, lui e l’equipaggio scorgono in lontananza una forma oscura sfrecciare via su una slitta e, successivamente, raccolgono un infreddolito Frankenstein che, finalmente, inizia a raccontare la sua storia. Si scopre così che la forma oscura sulla slitta è proprio il mostro a cui Frankenstein sta dando la caccia. Tranquilli, il finale non lo rivelo.

La grandiosità di un’opera come “Frankenstein” è che, nonostante la struttura lineare della trama e il ricorso a uno stratagemma che favorisce il lettore come la narrazione in prima persona, è un libro che tocca molti temi. Dalla presunzione dell’uomo a voler sfidare la natura alla sua superficialità nel fermarsi a giudicare dalle apparenze, dal desiderio di vendetta all’espiazione per i propri peccati, di carne al fuoco ce n’è tanta.

Il tema che, personalmente, mi ha maggiormente colpito riguarda la natura buona del mostro. Quando la creatura inizia a raccontare al dottore cosa gli è capitato dopo essersi ritrovata “sola al mondo”, emerge il lato umano del mostro, il suo desiderio di vivere pacificamente in mezzo agli altri e il fascino benefico suscitato in lui dalle persone. Questo muro di umanità si disgrega a causa del disprezzo e dell’odio repentino che le persone provano semplicemente guardandolo. Il suo aspetto terrificante è causa del suo male: la creatura di conseguenza diventa un vero e proprio mostro che uccide. Ne consegue una lezione universale: se il mondo avesse più pietas verso gli altri e i disprezzati, tutti sarebbero più buoni e un mondo di pace sarebbe finalmente auspicabile.

Consiglio la lettura a tutti i fan dei classici: questo libro non può mancare nella vostra lista dei libri letti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...