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“Il Maestro e Margherita”: sympathy for the Devil

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Seguimi, lettore! Chi ti ha detto che al mondo non esiste l’amore vero, fedele, autentico! Che sia tagliata la lingua infame del bugiardo!

Seguimi, lettore, e segui me soltanto, e io ti mostrerò un simile amore.

Il  Maestro e Margherita, Michail Bulgakov, Oscar Mondadori, p.261

Cosa accade quando il Diavolo in persona approda sulla Terra, e precisamente a Mosca, e inizia a sconvolgere le vite dell’intellighenzia e della cultura russa? Accade che scrittori e direttori teatrali scompaiono e/o muoiono improvvisamente.

Nessuno sembra essere risparmiato tranne il Maestro, uno scrittore che ha subito la censura di un romanzo su Ponzio Pilato e, per questo, ha scelto volontariamente l’internamento in una struttura psichiatrica.

“Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov, pubblicato tra il 1966 e il 1967, è proprio questo: una grande riflessione sulla censura, con cui Bulgakov si scontrò più volte proprio durante la stesura di questo romanzo per via dei temi trattati. L’autore arrivò addirittura a bruciare la prima versione del libro, consapevole che sarebbe stato censurato. Lo stesso farà il Maestro, che brucerà la sua opera in un momento di disillusione e disperazione.

Se la censura è la tacita protagonista del romanzo, il lugubre Woland, alias il diavolo, è il motore dell’azione. Accompagnato dall’irriverente gatto nero Behemoth e dai suo accoliti Azazello e Korov’ev, Woland porta scompiglio nell’establishment culturale moscovita e sfida la borghesia russa degli anni Trenta, compiendo miracolose performance come teste tagliate che continuano a parlare, sparizioni e invisibilità improvvise, veri e propri sabba che hanno per protagonisti demoni e serial killer.

Oltre a Woland, l’altro grande protagonista è Ponzio Pilato: il governatore che mandò a morte Gesù è un uomo tormentato, lontano dalla patria, sofferente in un luogo inospitale come la Giudea. Bulgakov, parallelamente alla trama, racconta la vicenda di Pilato sottoforma di opera del Maestro: ne viene fuori un ritratto a tinte fosche del governatore, in cui l’uomo politico si scontra inevitabilmente con la sua coscienza.

Comunque, la figura più interessante del libro per me resta Woland, che più volte tira fuori un argomento a me molto caro, ovvero il rapporto tra bene e male, tra fede e conoscenza:

Ma vorrai essere così cortese da riflettere un attimo sulla questione: che cosa avrebbe fatto il suo bene se non fosse esistito il male, e che aspetto avrebbe la terra se ne scomparissero le ombre? E’ dalle cose e dalle persone che si genera l’ombra.

p. 433

Ecco quindi che tutto torna a dove tutto ha inizio, la coscienza. Ponzio Pilato dovrà fare i conti in eterno con la sua decisione, anche nell’aldilà, mentre il Maestro si auto-infligge l’esilio del mondo perché la sua coscienza non trova un punto di incontro con la società. Sarà una donna, Margherita, a ristabilire l’equilibrio delle cose.

Per chi l’ha letto e per chi ancora non l’ha fatto ma lo farà… Attendo i vostri commenti su questo capolavoro!

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