Books/Cinema

L’inganno della “Trilogia della città di K.”

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Arriviamo dalla Grande Città. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Nostra Madre ha gli occhi arrossati. Porta una grossa scatola di cartone, e noi due una piccola valigia a testa con i nostri vestiti, più il grosso dizionario d nostro Padre, che ci passiamo quando abbiamo le braccia stanche.

incipit

Questo libro, composto dalla trilogia Il grande quaderno, La prova e La terza menzogna, è un’immensa menzogna. Con questo libro, la scrittrice Agota Kristov gioca con il lettore, lo usa, lo prende il giro , lo inganna.

La cosa divertente è che qualsiasi lettore è felice di farsi usare e ingannare dalla scrittrice, perché l’eleganza della sua scrittura asciutta cattura e ipnotizza, trascinandoci con lei fin dentro la vicenda come il pifferaio magico attirava a sé i topi.

In effetti, la trilogia della Kristov è una vera e propria macchina narrativa costruita per agire sul lettore, sperimentando con la scrittura. Nello specifico:

  •  Il grande quaderno è il primo libro: il suo scopo, quindi, è catturare l’attenzione dello spettatore e “ingabbiarlo” nella struttura narrativa del romanzo: è infatti scritto in prima persona plurale dal punto di vista dei due protagonisti, i gemelli dal nome che resta ignoto per tutto questo primo libro. Tramite la tecnica della prima persona, il libro sortisce il suo effetto: ci cattura e alla sua fine siamo già dentro, sperduti nella campagna vicino alla frontiera;

  • La prova è lo sviluppo. La Kristov ci ha già catturati nel primo libro, quindi nel secondo può approfondire la psicologia della trama e dei personaggi ponendosi come narratore esterno con l’uso della terza persona, raccontando così il proseguo della vicenda. L’inganno continua a nostra insaputa, eppure il passaggio dalla prima persona del primo libro alla terza persona di questo inizia a spaesare lo spettatore: perché l’ha fatto? Che succede? Cosa è cambiato?

  • La terza menzogna è la fine e la rivelazione dell’inganno. Torna la prima persona ma questa volta è singolare e la Kristov la utilizza per togliersi la maschera: ci ha preso in giro, ci ha fatto credere a una cosa semplicemente utilizzando le tecniche della narrazione. Ci lascia increduli, attoniti ma felici di essere stati usati da lei.

Non mi addentro nella trama onde evitare spoiler. Vi dico solo che il primo libro racconta la vicenda di due gemelli che, all’epoca di una guerra imprecisata – riconducibile alla Seconda guerra mondiale – vengono portati dalla madre dalla Grande Città, probabilmente la capitale, fino a una casa in campagna, vicino alla frontiera dello Stato, dove vengono lasciati in mano a una Nonna dispotica. I due gemelli soffrono molto il distacco dalla madre e decidono di non voler mai più provare dolore: iniziano quindi a praticare dei veri e propri Esercizi di irrobustimento del corpo e dello spirito, che vanno dallo schiaffeggiarsi per imparare a non sentire il dolore fisico al bruciare le foto della madre per non provare più dolore emotivo e nostalgia. Da questo primo libro nel 2015 è stato tratto l’omonimo film diretto dal pluripremiato regista János Szász: consigliato.

 

Voi l’avete letto? Che ne pensate? Vi siete sentiti ingannati anche voi?

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