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L’amore e l’orrore in “Teresa Raquin” di Zola

zola teresa raquin

Ebbero da allora un solo corpo ed una sola anima per gioire e per soffrire.

“Teresa Raquin”, Emile Zola, Istituto Geografico De Agostini, p. 78

Dopo tante letture “contemporanee”, spesso sento il bisogno di tornare alle origini, agli amati classici che mi hanno fatto innamorare della lettura.

Se in teoria dovrebbe essere un ritorno a letture più semplici e standard, perché risalenti all’epoca in cui l’uomo non era ancora depresso e tormentato come i personaggi della letteratura contemporanea, in realtà si sa che non è così. Basta prendere la passione di Teresa e Lorenzo, protagonisti del “Teresa Raquin” di Émile Zola, per rendersene conto.

La storia racconta l’amore travolgente che nasce tra Teresa, umile donna sposata a un cugino dalla salute cagionevole, e Lorenzo, amico di quest’ultimo. Teresa è un po’ come Emma Bovary ma senza pretese di mondanità: dopo anni di matrimonio asettico, vuoto, al fianco di un uomo di cui non è innamorata, finalmente scopre l’amore e la passione, quest’ultima così travolgente da ambo le parti da convincere i due amanti a compiere un gesto estremo.

Teresa gli apparteneva sempre, carne e anima.

p. 69

Ne consegue una discesa spietata e senza sosta negli Inferi dell’animo umano: assistiamo a qualunque tipo di degradazione morale, a cui i due amanti si abbassano come diretta conseguenza del loro gesto. In questo libro, quindi, i protagonisti sono più tormentati che mai. Il tutto è reso efficace dallo stile naturalista di Zola, che descrive tutto, dai luoghi teatro della vicenda ai pensieri dei singoli personaggi, fino alla loro psicologia. Il risultato è che sembra di vedere un film, con le singole scene che scorrono davanti ai nostri occhi.

Si tratta comunque di un tormento diverso da quello dell’uomo contemporaneo: se quest’ultimo fa i conti con una società che va più veloce di lui, i personaggi ritratti da Zola sono tormentati dal loro stesso orrore, dalla degradazione morale a cui sono giunti attraverso le loro azioni.

Si leggevano la verità negli occhi, mentre le labbra dicevano menzogne. Erano menzogne puerili, affermazioni ridicole, una disputa tutta parole tra i due sciagurati che mentivano per mentire, senza poterselo nascondere.

p. 126

In generale è un libro avvincente, che si divora in pochi giorni. A conferma del fatto che con i classici si va sempre sul sicuro.

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